IL settecento è dominato dallo stile Rococò, ultima evoluzione del periodo barocco.
E' lo stile delle grandi residenze principesche, dei palazzi reali, delle grandi decorazioni ad affresco di Giovanbattista Tiepolo, dei giardini all'italiana della reggia di Caserta.
Diderot e D'Alambert scrivono l'Enciclopedia dal 1751 al 1772 (28 volumi). Venne proibita dalla chiesa già nel 1752.
"Operare come gli antichi e come Raffaello è essere veramente artisti" diceva David in armonia con lo spirito del tempo.
Dipinge uno degli episodi più impotrtanti della Rivoluzione : "Il giuramento della pallacorda" del 1791 e poi , forse il suo capolavoro : "La morte di Marat" nel 1793.
E soprattutto la composizione non coglie mai il momento dell'azione , il pathos; il momento rappresentato è quello successivo o precedente il fatto tragico. L'eroe Neoclassico è sempre presente a se stesso, non è turbato dagli avvenimenti perché deve assomigliare alle statue greche: calma olimpica e serenità.
La "Bagnante di Valpincon" del 1808 mostra tutte le sue qualità : il racconto di quella schiena che domina
l'opera tra il biancore delle lenzuola e il rosso dell'asciugamano-turbante.z
e toccherà a lui non capire lo sviluppo successivo cioè il Romanticismo.
Temi tratti dalla letteratura sono molto presenti in alcuni artisti come William Blake e Heinrich Fussli. Soggetti presi dalle opere di Dante (Blake "Paolo e Francesca") o di Milton. Una pittura visionaria e fantastica, una ricerca del sublime e del terrifico : "L'incubo" di Fussli oppure "Il viandante in un mare di nebbia" di Caspar David Friederich. Si cerca l'effetto grandioso o terribile, si mostra o la piccolezza dell'uomo di fronte alla natura o la grandezza dell'eroe che la sfida.
I paesaggi propongono diverse soluzioni. La natura tranquilla, indagata in modo quasi scientifico da Constable : "Il mulino di Flatford", o quella animata da passioni, con le forze della natura in movimento di J.M.William Turner : "Incendio alla camera "; o ancora quella simbolica, sublime di Friederich "Monaco in riva al mare". Le opere di Blake e Fussli sono realizzate negli ultimi decenni del '700 mentre quelle di Constable e Turner sono in pieno periodo romantico.
In Francia i due maggiori artisti romantici sono Gericault e Delacroix.
Thedore Gericault nasce a Rouen nel 1791 e muore a parigi nel 1824. Mostra un talento precoce e lascia il Liceo per entrare nell'atelier di Carl Vernet e poi di Guerin (allievo di David). Frequenta l'Accademia, ma in modo disordinato.
La sua prima opera di una certa importanza è l'"Ufficiale dei Cavalleggeri" del 1812 ; presentata al Salon di quell'anno ottiene un discreto successo.
Il Salon era la mostra organizzata dall'Accademia d'arte di Parigi con l'avvallo delle autorità e le premiazioni ufficiali. Si era ammessi dopo una selezione operata dai professori dell'Accademia. Tutta la manifestazione era quindi un'occasione mondana e culturale di notevole spessore e per le sue caratteristiche di ufficialità non molto libera o innovativa.
Nel 1814 Gericault presenta al Salon "Il corazziere ferito" che viene criticato : "Gericault rimane molto al di sotto dela sua ultima produzione. Il suo Corazziere ferito n. 443 ha senza dubbio una bella espressione, l'esecuzione è generosa e fiera, ma troppo aspre e sembra di notare uno schizzo troppo impreciso e trascurato. Il disegno è pieno di imperfezioni. Il cavallo è mostruoso e senza alcuna unità; il colore infine, è in generale scuro e alterato."
(Gazette de France) In effetti il critico aveva colto alcuni segnali importanti della nuova pittura : il tratto più nervoso, le espressioni caricate, il colore scuro e alterato. Gericault amava Tiziano, Raffaello, Poussin, Caravaggio, Rembrandt, Rubens e Van Dick; nonchè dopo il viaggio in Italia nel 1816 anche Michelangelo, Giorgione e Guercino.
Il corazziere ferito colpisce i critici anche perché rappresenta metaforicamente la Francia Napoleonica sconfitta nel !815. Il soldato che lascia il campo sembra la Francia ridimensionata dal Congresso di Vienna. La restaurazione seguente, con il ritorno al potere di Luigi XVIII, segna un periodo di regressione culturale e sociale , di convenzioni e retorica, fino a culminare con la chiusura del parlamento nel 1830 e i conseguenti moti popolari.Gericault frequenta i circoli dei Bonapartisti e degli oppositori alla monarchia (artisti, giornalisti, studenti, ufficiali)
Il suo capolavoro è "La zattera della Medusa" esposta al Salon del 1819.
Racconta un fatto realmente accaduto nel 1816. La fregata francese "Medusa" naufraga al largo delle coste dell'africa occidentale e dell'equipaggio si salveranno soltanto una decina di uomini dopo una lunga odissea in mare. Il dibattito sull'episodio divideva il parlamento francese tra repubblicani e monarchici e la tela di Gericault rinfocolava le polemiche.
L'opera mostra alcune caratteristiche ancora neoclassiche (la maestosità delle figure in primo piano e il loro incarnato statuario) in una composizione veramente romantica : un grappolo di uomini in una zattera, agitati in un mare in tempesta, il cielo ancora pieno di scure nubi. L'azione colta nel suo momento più tragico.
Gericault ha studiato molto bene la situazione tramite i racconti di due sopravvissuti: Correard e il chirurgo Savigny. Li rappresenta a sinistra del gruppo del nero che agita il drappo: Correard è l'uomo che tende il braccio e savigny l'altro.
La Francia fu scossa da tali racconti anche per gli episodi di cannibalismo avvenuti sulla zattera.
Gericault studiò i cadaveri e le teste mozzate dei giustiziati diventando amico di infermieri e medici dell'ospedale di Bicetre, che gli fornivano tali resti macabri. L'artista li portava nell'atelier e li studiava.L'opera diviene ovviamente quella più dibattuta al Salon insieme alla Grande Odalisca di Ingres. Morto nel 1824 come Byron sarà subito dimenticato e riscoperto nelle biografie di Batissier nel 1842 e di Blame nel 1865 e sopratuttuo da Jules Michelet, l'autore della Revolution Francaise. Poi da Aragon che lo inserisce nel suo romanzo La Semaine Sante.
Eugene Delacroix (1798-1863) ci presenta alcune opere che segnano definitivamente il passaggio del gusto. Nel "Massacro di Scio" del 1824 sono evidenti i temi dell'esotismo, delle lotte indipendentiste, del disegno più spezzato, delle espressioni più decise. Gros aveva definito nel 1824 "il massacro di Scio il massacro della pittura".
Non ci sono più contenuti didascalico-retorici da mostrare, la composizione è più libera e non ci sono più le quinte architettiniche di Gros. Il cielo prende un terzo dell'enorme tela (491x716) Dice lui stesso " La natura è parca di contorni decisi, la luce che è la sua vita, il suo modo di essere, spezza in continuazione le sagome, anzichè appiattirle, sbalza ogni cosa a tutto tondo."
Con "La morte di Sardanapalo" esposta al Salon del 1827 vediamo ancora meglio il tema dell'ambientazione esotica e sensuale. La critica la giudicava "confusa, piena di errori prospettici e di negligenze alla Rubens" .
Delacroix dirà nel 1851 "Forse si arriverà a scoprire che Rembrandt è un pittore molto più grande di Raffaello"
In effetti con la restaurazione dell'Ancien Regime, cattolico e perbenista e con una borghesia vincente ormai cauta e bacchettona, l'oriente e l'esotico diventano una scusa per fughe sensuali e immaginarie.
Forse Delacroix prende spunto anche dalla tragedia di Byron del 1821, appunto "Sardanapalo".
Ma la grande opera di Delacroix è "La libertà guida il popolo sulle barricate" del 1830, ricorda le tre giornate di sommossa a Parigi (Le tre Gloriose) contro la chiusura del parlamento operata da Carlo X. Esposta al Salon del '31 suscita grosse polemiche : "Brutta , ignobile, plebea, un'apologia della canaglia, dei rifiuti della società". Tuttavia viene comprata da Luigi Filippo per 3.000 Franchi. Dà fastidio anche il nudo della Libertà , benchè sia una figura simbolica.
Anche Delacroix non resiste al fascino dell'oriente e parte per un viaggio in Marocco che lo portera à compiere dei capolavori come "Donne d'Algeri" del 1834
Delacroix era amico di Gericault e forse posa per lui nella Zattera, leggeva Tasso e Dante (di cui traduce qualche canto), Shakespeare (Traduce il Riccardo III ) e Scott. La consacrazione di Delacroix avviene dopo il '48, particolarmente con il padiglione all'esposizione universale del '55.