DISEUSE DE BONNE AVENTURE GITANE
1920 circa
olio su tela 73x59,7
New York, Barry Friedman Ltd
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Il
ritratto della zingara, dal volto duro e squadrato, documenta le
iniziali ricerche della Lempicka, ancora lontane dall’apporto
delle teorie Lhotiane. Infatti non compare ancora quella esasperata
deformazione che caratterizzerà più avanti i suoi
dipinti. Sembra più rilevante l’interesse per la resa
cromatica che porta in questo caso all’uso di colori il cui
accostamento provoca profonda dissonanza: il giallo oro della gonna si
contrappone al rosso porpora del bustino e al verde petrolio del
corsetto a ricami. Una certa insicurezza esecutiva si riscontra nella
mano sinistra, che tiene le carte dei tarocchi. Il fondo è
delineato da larghe pennellate con un solo colore di base. |
PORTRAIT DE JEUNE FEMME EN BLEU
1920 circa
olio su tela 63x53
New York, Barry Friedman Ltd
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E’ un ritratto
che documenta gli iniziali tentativi della Lempicka di impadronirsi di
una tecnica e di uno stile propri. Si notano però ancora i
dettami di un'impostazione oleografica ancorata a modelli accademici, e
il quadro è ipostato in modo evidente sull’accordo
cromatico tra il blu dell’abito e il verde dello sfondo,
piuttosto che sulla dissonanza, come nel caso della zingara. Usa ancora
una pennellata larga e profili scuri, troneggiano i grandi occhi che
poi diventeranno uno degli elementi più forti dei suoi ritratti. |
NATURE MORTE AUX CITRONS
1920-1923 circa
olio su tela 55,2x45,7
New York, Barry Friedman Ltd
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E’ una delle prime
nature morte della Lempicka, soggetto che trattò
dall’inizio e al quale si dedicò nel corso di tutta la sua
vita artistica. E’ un quadro di grande effetto cromatico e di
grande intensità materia. E’ in evidenza lo sfondo, che in
quest caso non è trattato con piani di colori accostati, ma
“mosso” dalle pieghe di una tenda; con un intento
volumetrico che sarà declinato e sviluppato nei quadri futuri. I
colori usati sono pochi: al blu del cielo viene accostato il giallo
intenso dei limoni, il verde delle foglie, il bianco delle grandi
ortensie, steso con pennellate brevi e con grandi quantità di
materia. |
TETE DE FEMME
1922-1923 circa
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Il dipinto è
inedito ed è documentato nell’archivio Marc Vaux. Dal
punto di vista stilistico è una provocazione particolarmente
interessante perché compaiono già perfettamente raggiunti
quegli intenti di deformazione dei tratti del viso che caratterizzano i
dipinti più compiuti della Lempicka. La testa di donna,
L’impostazione del volto, il collo trattato come un cilindro
deformato, il forte contrasto luci-ombre, gli occhi dilatati e con lo
sguardo rivolto verso l’alto documentano una ricerca che
raggiungerà i suoi esiti più evidenti nel 1923 circa. |
LES DEUX AMIES
1923
olio su tela 130x160
Ginevra, Musée du Petit Palais
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Il dipinto, documentato
nel Salon d’Automne con il titolo Perspective è il primo
ad essere menzionato dalla critica.In questo dipinto interviene
un’istanza compositiva più complessa rispetto ad
altri dello stesso anno, ed è volta ad affrontare la costruzione
dello sfondo, finora risolto con piani di colore accostati o con una
vegetazione sommariamente disegnata. In questo caso la Lempicka elabora
un ambiente che accoglie come protagoniste le due donne, una
prospettiva urbana distorta, quasi una scenografia di film
espressionista, inquadrata dalla tenda a sinistra che sembra aprirsi su
un palcoscenico. Lo scorcio di città viene quindi a occupare
tutta la parte superiore destra del dipinto e arriva a lambire con i
tagli aguzzi degli edifici e delle scale i corpi delle due donne.
E’ una costruzione alla quale la Lempicka dovette conferire
un’importanza particolare, al punto da determinare il titolo del
quadro. Fra questi edifici concepiti come lame metalliche, linee rette
verticali e triangoli spezzai, si inseriscono i corpi costruiti per
line curve, attraverso volumi sferici che si incastrano. Sono intensi i
giochi d’ombra, soprattutto nella figura seduta. In grande
evidenza vengono messe le labbra truccate dal rossetto, gli occhi
bisrati, quasi una mascherina violacea nel caso della donna distesa,
gli archi sopraccigliari disegnati: elementi del volto femminile che si
ritroveranno costanti nei successivi dipinti femminili. In fine
particolare è la tematica affrontata: gli amori saffici che
saranno uno dei soggetti preferiti della Lempicka. |
PORTRAIT DU MARCQUIS D’AFFLITTO
1929 olio su tela, 82x130 |
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Il dipinto fu esposto
alla mostra milanese del 1925 con il titolo RITRATTO DEL MARCHESE
D’AFFLITTO. La figura del marchese si impone per uno
sciorinamento di grammatica dell’eleganza nei particolari
dell’abito blu, lo sparato bianco, i capelli lucidi di
brillantina: ammiccamento e decoro sono gli intenti primi di questo
dipinto. L’ambientazione naturale è tratta in modo
decorativo e astratto, e lo sfondo di destra sembra un intaglio su
legno di chiome d’alberi stilizzate come nuvole,mentre nella
parte di sinistra il paesaggio si riduce a piani curvi che si
intersecano nelle varie sfumature di verde. Intenso è il
ritratto dell’uomo, che fu in quel periodo legato alla Lempicka
sentimentalmente: il volto è dominato dagli occhi incorniciati
da una maschera violacea, dai capelli impomatati, dal naso aquilino. La
composizione appare ardita per contrapposizioni come le mescolanze di
forme geometriche e altre verosimili e imitate. Vengono anche studiati
giochi di ombre e luci, che illuminano la fronte, le mani e lo sparato.
La fonte più probabile appare Pontormo, e in particolare uno
disegno conservato agli uffizi raffigurante un nudo maschile. |
LE RYTHME
1925
olio su tela, 130x130
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Senso acuto della
deformazione, colori smaltati, composizioni Ingriste, equilibrio e
grazia, sono questi gli elementi principali.
Il quadro si pone come cesura stilistica, è particolarmente
studiato, e racconta bene il processo di lavoro praticato
dall’artista, che giungeva alla redazione finale di
un’opera attraverso lo studio attento di ogni elemento. Tutta la
composizione è giocata sull’intersezione di linee curve,
di archi e cerchi che disegnano i profili dei corpi e le ombre, su quel
“ritmo pittorico” ricercato da Lhote che assimila il
sistema compositivo pittorico a quello musicale. Sono come assemblati
tutti gli elementi compositi della cultura figurativa di Tamara.
Il tema è ripreso dal Gineceo del Bain Turc di In gres, dal
quale deriva certo l’improbabile anatomia della figura di destra,
che ricorda il nudo di schiena del Musée Bonnat di Bayonne, e la
donna assopita in primo piano, che con la schiena disegna un arco
perfetto, porta a compimento l’accenno della giovine Teti di
Ingres.
Fra i numerosi riferimenti iconografici che sembrano essere
all’origine di questa composizione in cui, come insegnava Lhote,
ogni gesto è controllato, esistono anche quelli scultorei, fra i
quali quella Tete De Foujita in marmo nero realizzata da Indenbaum nel
1920, a cui sembra riferirsi la donna al centro con il caschetto di
capelli neri.
La composizione è ambientata in uno spazio chiuso, uno scenario
fatto di tendaggi, in cui 5 donne nude sono raccolte a seguire un ritmo
che Bazin considera “muto”.
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AUTOPORTRAIT
1929
Olio su tavola, 35x26
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I quadri della lempicka
sono sicuramente icone del suo tempo, come i divi del cinema e le
immagini che della modernità danno le riviste alla modae in
particolare nessun dipinto come Autoportrait è stato
identificato con l’epoca rappresentata, gli anni 30, e con la
liberazione femminile: un’immagine di emancipazione in cui la
donna moderna in baschetto e guanti di daino è legata
all’automobile, protagonista dell’estetica avanguardista
del futurismo di marinetti, emblema di modernità per eccellenza.
Fu pubblicato come copertina di un numero di Luglio 1929 della rivista
“Die Dame”, ha una cornice in legno argentato scolpita da
Leòn Jallot,. E’ il dipinto più famoso della
Lempicka “diventato quasi il simbolo dell’Art Déco e
Des Annes Follies. E’ diventato un manifesto”(Bazin 1980).
Il piccolo dipinto su tavola trova una perfetta rispondenza
iconografica con l’immagine pubblicitario che crea il binomio
donna moderna/automobile: dalla Elégante au volant una gouache
di Réne Vincent del 1925 circa alle foto di artiste e attrici al
volante delle proprie autovetture.
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JEUNE FILLE EN VERT
1930
Olio su compensato, 61,5 x 45,5 cm
Parigi, Centre Pompidou, Musée National d’Art Moderne
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L’immagine della donna
raffigurata, come in molti dei ritratti della De Lempicka, è
molto precisa e pulita, le pieghe del vestito aderiscono completamente
alla figura come se fosse bagnato. Tramite l’effetto creato dalla
pittrice, la donna raffigurate “prende vita” e diventa
simile a una bambola, le cui forme sono perfettamente delineate: i seni
sferici, i fianchi e l’ombelico sono messi in evidenza dalla
stoffa, come fosse una seconda pelle. In contrasto con il verde del
vestito appaiono le mani ricoperte da guanti bianchi e il cappello a
tesa larga, che con un delicato gesto della donna, ne protegge lo
sguardo. I capelli sembrano muoversi sotto l’effetto del vento,
ma nello stesso tempo sono composti ed ordinati, rigidi nei boccoli di
metallo, a simboleggiare la raffinatezza che Tamara vuole infondere
nella donna raffigurata. L’immagine femminile racchiude una
seduzione velata e un artificiale erotismo, una parte umana e una
meccanica, la prima che si abbandona ai sentimenti e l’altra che
li contiene. La critica di quel periodo scrive:
Seni, formati come da un blocco di metallo, il corpo di bronzo con un
ombelico delizioso, braccia come acciaio fuso e riccioli che ricordano
trucioli di ottone. Il motivo dell’uomo artificiale,
del manichino, significava un lamento della solitudine, dello
svuotamento e della materializzazione dell’uomo.
In questo dipinto Tamara vuole contrapporre all’uomo-manichino
tipico di De Chirico, una sorta di donna-artificiale che possa
rappresentare l’emancipazione femminile e l’inserimento di
questa nella società che non aveva nulla da invidiare al sesso
opposto.
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JEUNE FILLE AU CHALE POLONAIS
1933 circa
il dipinto, inedito, è documentato nell’Archivio Marc Vaux.
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Del soggetto esistono due
versioni: rispetto al dipinto già noto questa versione presenta
delle varianti: una diversa inclinazione del volto, una trattazione
più libera e meno rigida dei boccoli che fuoriescono dallo
scialle, una diversa posizione delle mani, un anello all’anulare
sinistro, una diversa apertura delle pagine del libro, la collana a
grani grossi, gli occhi che non sono più rivolti verso
l’alto. È un quadro particolarmente levigato e definito
che incarna il cambio di stile della Lempicka: ora i soggetti sono
donne velate da scialli polacchi o con il fazzoletto annodato sotto il
collo, una pittura che rivolge la propria attenzione soprattutto a
santi e madonne. |
PORTRAIT DE MLLE POUM RACHOU
1934
olio su tela, 91x46,5
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il dipinto è un ritratto
di bambina, una fanciulla in costume, un quadro devozionale che
conferma l’inversione di tendenza della Lempicka. Nella
recensione Le Salon des Tuileries pubblicata nel maggio 1934
Diolè sottolinea: “Tamara de Lempicka est toujours aussi
sentimentale…” (Tamara de Lempicka è tuttora cosi
sentimentale). Il dipinto ha una cromia ridotta, grigi, bianchi,
gialli-verdi e presenta sullo sfondo una calcolata geometria di fasce
verticali. La bambina dalle corte vesti svolazzanti, con
l’orsacchiotto tra le braccia e l’innaffiatoio verde,
presenta tratti che quasi le tolgono ingenuità e infantilismo:
le labbra sono delineate come se avessero il rossetto, lo sguardo
è malizioso capelli inanellati ne fanno una piccola Shirley
Temple. |