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Caterina, aquerello, 50x70, 1999

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Tamara De Lempicka

Varsavia 16 maggio 1898 - Cuevernaca 18 marzo 1980

Testo di Alessia Brunello



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DISEUSE DE BONNE AVENTURE GITANE
1920 circa
olio su tela 73x59,7
New York, Barry Friedman Ltd
Diseuse de bonne aventure gitane
Il ritratto della zingara, dal volto duro e squadrato, documenta le iniziali ricerche della Lempicka, ancora lontane dall’apporto delle teorie Lhotiane. Infatti non compare ancora quella esasperata deformazione che caratterizzerà più avanti i suoi dipinti. Sembra più rilevante l’interesse per la resa cromatica che porta in questo caso all’uso di colori il cui accostamento provoca profonda dissonanza: il giallo oro della gonna si contrappone al rosso porpora del bustino  e al verde petrolio del corsetto a ricami. Una certa insicurezza esecutiva si riscontra nella mano sinistra, che tiene le carte dei tarocchi. Il fondo è delineato da larghe pennellate con un solo colore di base.
PORTRAIT DE JEUNE FEMME EN BLEU
1920 circa
olio su tela 63x53
New York, Barry Friedman Ltd
portrait des jeune femme en bleu
E’ un  ritratto che documenta gli iniziali tentativi della Lempicka di impadronirsi di una tecnica e di uno stile propri. Si notano però ancora i dettami di un'impostazione oleografica ancorata a modelli accademici, e il quadro è ipostato in modo evidente sull’accordo cromatico tra il blu dell’abito e il verde dello sfondo, piuttosto che sulla dissonanza, come nel caso della zingara. Usa ancora una pennellata larga e profili scuri, troneggiano i grandi occhi che poi diventeranno uno degli elementi più forti dei suoi ritratti.
NATURE MORTE AUX CITRONS
1920-1923 circa
olio su tela 55,2x45,7
New York, Barry Friedman Ltd
PORTRAIT NATURE MORTE AUX CITRONS
E’ una delle prime nature morte della Lempicka, soggetto che trattò dall’inizio e al quale si dedicò nel corso di tutta la sua vita artistica. E’ un quadro di grande effetto cromatico e di grande intensità materia. E’ in evidenza lo sfondo, che in quest caso non è trattato con piani di colori accostati, ma “mosso”  dalle pieghe di una tenda; con un intento volumetrico che sarà declinato e sviluppato nei quadri futuri. I colori usati sono pochi: al blu del cielo viene accostato il giallo intenso dei limoni, il verde delle foglie, il bianco delle grandi ortensie, steso con pennellate brevi e con grandi quantità di materia.
TETE DE FEMME
1922-1923 circa
TETE DE FEMME Il dipinto è inedito ed è documentato nell’archivio Marc Vaux. Dal punto di vista stilistico è una provocazione particolarmente interessante perché compaiono già perfettamente raggiunti quegli intenti di deformazione dei tratti del viso che caratterizzano i dipinti più compiuti della Lempicka. La testa di donna, L’impostazione del volto, il collo trattato come un cilindro deformato, il forte contrasto luci-ombre, gli occhi dilatati e con lo sguardo rivolto verso l’alto documentano una ricerca che raggiungerà i suoi esiti più evidenti nel 1923 circa.
LES DEUX AMIES
1923
olio su tela 130x160
Ginevra, Musée du Petit Palais
Tamara de Lempicka, Les deux amies, 1923 Il dipinto, documentato nel Salon d’Automne con il titolo Perspective è il primo ad essere menzionato dalla critica.In questo dipinto interviene un’istanza  compositiva più complessa rispetto ad altri dello stesso anno, ed è volta ad affrontare la costruzione dello sfondo, finora risolto con piani di colore accostati o con una vegetazione sommariamente disegnata. In questo caso la Lempicka elabora un ambiente che accoglie come protagoniste le due donne, una prospettiva urbana distorta, quasi una scenografia di film espressionista, inquadrata dalla tenda a sinistra che sembra aprirsi su un palcoscenico. Lo scorcio di città viene quindi a occupare tutta la parte superiore destra del dipinto e arriva a lambire con i tagli aguzzi degli edifici e delle scale i corpi delle due donne. E’ una costruzione alla quale la Lempicka dovette conferire un’importanza particolare, al punto da determinare il titolo del quadro. Fra questi edifici concepiti come lame metalliche, linee rette verticali e triangoli spezzai, si inseriscono i corpi costruiti per line curve, attraverso volumi sferici che si incastrano. Sono intensi i giochi d’ombra, soprattutto nella figura seduta. In grande evidenza vengono messe le labbra truccate dal rossetto, gli occhi bisrati, quasi una mascherina violacea nel caso della donna distesa, gli archi sopraccigliari disegnati: elementi del volto femminile che si ritroveranno costanti nei successivi dipinti femminili. In fine particolare è la tematica affrontata: gli amori saffici che saranno uno dei soggetti preferiti della Lempicka.
PORTRAIT DU MARCQUIS D’AFFLITTO
1929 olio su tela, 82x130
portrait_marquis Il dipinto fu esposto alla mostra  milanese del 1925 con il titolo RITRATTO DEL MARCHESE D’AFFLITTO. La figura del marchese si impone per uno sciorinamento di grammatica dell’eleganza nei particolari dell’abito blu, lo sparato bianco, i capelli lucidi di brillantina: ammiccamento e decoro sono gli intenti primi di questo dipinto. L’ambientazione naturale è tratta in modo decorativo e astratto, e lo sfondo di destra sembra un intaglio su legno di chiome d’alberi stilizzate come nuvole,mentre nella parte di sinistra il paesaggio si riduce a piani curvi che si intersecano nelle varie sfumature di verde. Intenso è il ritratto dell’uomo, che fu in quel periodo legato alla Lempicka sentimentalmente: il volto è dominato dagli occhi incorniciati da una maschera violacea, dai capelli impomatati, dal naso aquilino. La composizione appare ardita per contrapposizioni come le mescolanze di forme geometriche e altre verosimili e imitate. Vengono anche studiati giochi di ombre e luci, che illuminano la fronte, le mani e lo sparato. La fonte più probabile appare Pontormo, e in particolare uno disegno conservato agli uffizi raffigurante un nudo maschile.
LE RYTHME
1925
olio su tela, 130x130
les-rythmes Senso acuto della deformazione, colori smaltati, composizioni Ingriste, equilibrio e grazia, sono questi gli elementi principali.
Il quadro si pone come cesura stilistica, è particolarmente studiato, e racconta bene il processo di lavoro praticato dall’artista, che giungeva alla redazione finale di un’opera attraverso lo studio attento di ogni elemento. Tutta la composizione è giocata sull’intersezione di linee curve, di archi e cerchi che disegnano i profili dei corpi e le ombre, su quel “ritmo pittorico” ricercato da Lhote che assimila il sistema compositivo pittorico a quello musicale. Sono come assemblati tutti gli elementi compositi della cultura figurativa di Tamara.
Il tema è ripreso dal Gineceo del Bain Turc di In gres, dal quale deriva certo l’improbabile anatomia della figura di destra, che ricorda il nudo di schiena del Musée Bonnat di Bayonne, e la donna assopita in primo piano, che con la schiena disegna un arco perfetto, porta a compimento l’accenno della giovine Teti di Ingres.
Fra i numerosi riferimenti iconografici che sembrano essere all’origine di questa composizione in cui, come insegnava Lhote, ogni gesto è controllato, esistono anche quelli scultorei, fra i quali quella Tete De Foujita in marmo nero realizzata da Indenbaum nel 1920, a cui sembra riferirsi la donna al centro con il caschetto di capelli neri.
La composizione è ambientata in uno spazio chiuso, uno scenario fatto di tendaggi, in cui 5 donne nude sono raccolte a seguire un ritmo che Bazin considera “muto”.
AUTOPORTRAIT
1929
Olio su tavola, 35x26
autoportrait I quadri della lempicka sono sicuramente icone del suo tempo, come i divi del cinema e le immagini che della modernità danno le riviste alla modae in particolare nessun dipinto come Autoportrait è stato identificato con l’epoca rappresentata, gli anni 30, e con la liberazione femminile: un’immagine di emancipazione in cui la donna moderna in baschetto e guanti di daino è legata all’automobile, protagonista dell’estetica avanguardista del futurismo di marinetti, emblema di modernità per eccellenza.
Fu pubblicato come copertina di un numero di Luglio 1929 della rivista “Die Dame”, ha una cornice in legno argentato scolpita da Leòn Jallot,. E’ il dipinto più famoso della Lempicka “diventato quasi il simbolo dell’Art Déco e Des Annes Follies. E’ diventato un manifesto”(Bazin 1980). Il piccolo dipinto su tavola trova una perfetta rispondenza iconografica con l’immagine pubblicitario che crea il binomio donna moderna/automobile: dalla Elégante au volant una gouache di Réne Vincent del 1925 circa alle foto di artiste e attrici al volante delle proprie autovetture.
JEUNE FILLE EN VERT
1930
Olio su compensato, 61,5 x 45,5 cm
Parigi, Centre Pompidou, Musée National d’Art Moderne
le jeune fille en vert L’immagine della donna raffigurata, come in molti dei ritratti della De Lempicka, è molto precisa e pulita, le pieghe del vestito aderiscono completamente alla figura come se fosse bagnato. Tramite l’effetto creato dalla pittrice, la donna raffigurate “prende vita” e diventa simile a una bambola, le cui forme sono perfettamente delineate: i seni sferici, i fianchi e l’ombelico sono messi in evidenza dalla stoffa, come fosse una seconda pelle. In contrasto con il verde del vestito appaiono le mani ricoperte da guanti bianchi e il cappello a tesa larga, che con un delicato gesto della donna, ne protegge lo sguardo. I capelli sembrano muoversi sotto l’effetto del vento, ma nello stesso tempo sono composti ed ordinati, rigidi nei boccoli di metallo, a simboleggiare la raffinatezza che Tamara vuole infondere nella donna raffigurata. L’immagine femminile racchiude una seduzione velata e un artificiale erotismo, una parte umana e una meccanica, la prima che si abbandona ai sentimenti e l’altra che li contiene. La critica di quel periodo scrive:
Seni, formati come da un blocco di metallo, il corpo di bronzo con un ombelico delizioso, braccia come acciaio fuso e riccioli che ricordano trucioli di ottone. Il motivo dell’uomo artificiale, del manichino, significava un lamento della solitudine, dello svuotamento e della materializzazione dell’uomo.
In questo dipinto Tamara vuole contrapporre all’uomo-manichino tipico di De Chirico, una sorta di donna-artificiale che possa rappresentare l’emancipazione femminile e l’inserimento di questa nella società che non aveva nulla da invidiare al sesso opposto.
JEUNE FILLE AU CHALE POLONAIS
1933 circa
il dipinto, inedito, è documentato nell’Archivio Marc Vaux.
JEUNE FILLE AU CHALE POLONAIS Del soggetto esistono due versioni: rispetto al dipinto già noto questa versione presenta delle varianti: una diversa inclinazione del volto, una trattazione più libera e meno rigida dei boccoli che fuoriescono dallo scialle, una diversa posizione delle mani, un anello all’anulare sinistro, una diversa apertura delle pagine del libro, la collana a grani grossi, gli occhi che non sono più rivolti verso l’alto. È un quadro particolarmente levigato e definito che incarna il cambio di stile della Lempicka: ora i soggetti sono donne velate da scialli polacchi o con il fazzoletto annodato sotto il collo, una pittura che rivolge la propria attenzione soprattutto a santi e madonne.
PORTRAIT DE MLLE POUM RACHOU
1934
olio su tela, 91x46,5
Portrait de mlle poum rachou il dipinto è un ritratto di bambina, una fanciulla in costume, un quadro devozionale che conferma l’inversione di tendenza della Lempicka. Nella recensione Le Salon des Tuileries pubblicata nel maggio 1934 Diolè sottolinea: “Tamara de Lempicka est toujours aussi sentimentale…” (Tamara de Lempicka è tuttora cosi sentimentale). Il dipinto ha una cromia ridotta, grigi, bianchi, gialli-verdi e presenta sullo sfondo una calcolata geometria di fasce verticali. La bambina dalle corte vesti svolazzanti, con l’orsacchiotto tra le braccia e l’innaffiatoio verde, presenta tratti che quasi le tolgono ingenuità e infantilismo: le labbra sono delineate come se avessero il rossetto, lo sguardo è malizioso capelli inanellati ne fanno una piccola Shirley Temple.