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dell'arte |
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L'abbraccio 1917, olio su tela, 150x170, Vienna, Osterreichische
Galerie. |
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E' il dipinto di Schiele più famoso in assoluto. In quest'olio
degli ultimissimi anni di vita dell'artista, Schiele raggiunge uno dei suoi
momenti di più alta e drammatica sintesi espressiva. Due amanti si stringono
in un abbraccio che è più disperazione che amore; i muscoli tesi del braccio
sinistro dell'uomo e la mano destra della donna, ci danno la sensazione di
una stretta dolorosa, di quelle che preludono ad un addio straziante. Intorno ai
due corpi, realizzati con una pittura nervosa, dai tratti esageratamente
marcati, spicca il lenzuolo spiegazzato. Il quadro è
espressione di uno dei temi più cari a Schiele: il binomio eros-thanatos
(amore e morte). I suoi quadri
sono aspri, colpiscono chi li guarda e sono volti a provocare malessere nello
spettatore. |
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Autoritratto
con camicia a righe 1910,acquerello su tela, 400x557, Vienna, Leopold Museum. |
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E' il primo
autoritratto che l'autore dipinge. Rispetto ai seguenti,
il tratto è meno nervoso e la raffigurazione è oggettiva, ovvero, l'artista
si ritrae per come è in realtà. Negli
autoritratti seguenti, che Schiele dipingerà, si nota un certo cambiamento
nel modo di autoraffigurarsi; questo dimostra un radicamento sempre più
deciso della sua visione della vita come inquietudine e come procedere verso
la morte. |
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Autoritratto con le dita
allargate 1913 |
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In questo
autoritratto, vediamo come la fronte sia aggrottata e come la bocca si
schiuda in un'espressione corrucciata. In primo
piano si può notare la mano sinistra del pittore: per Schiele, le mani sono
un elemento importante, in quanto luogo privileggiato da dove l'artista fa
emergere i propri stati d'animo, ma anche il mezzo con cui crea la sua arte. Schiele era
solito mimare davanti allo specchio la gestualità, la torsione,
l'espressività dei corpi per poi proiettarle sulla carta con mano straordinaria.
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Autoritratto, 1914 |
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Confrontando
questo dipinto col precedente possiamo notare che i toni sono più cupi, il tratto
più nervoso e anche l'aspetto dell'artista è cambiato: sul volto compaiono
delle rughe molto marcate. Il soggetto
sembra essere molto vecchio, ma in realtà, quando Schiele dipinse questo
quadro era giovanissimo: aveva meno di ventotto anni. Questo porta
quindi a concludere che, l'autoritratto non è semplicemente una
rappresentazione oggettiva dell'aspetto esteriore dell'artista, ma è dipinto
in maniera soggettiva; l'espressione pensosa e il modo con cui si
autoraffigura esprimono la caducità della vita umana e tutte le inquietudini
proprie dell'animo umano. Simboleggia anche la paura e il dubbio. Elemento in
comune con l'opera precedente è la mano dell'artista. |
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Girasoli d'autunno 1914, tempera su tela, 260x214, collezione
privata. |
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"I girasoli"
di Van Gogh venne messo in mostra a Vienna nel 1903 e nel 1906, ispirando gli
artisti locali con la sua tecnica innovativa. Schiele, si identificò
subito con la tragica personalità dell'artista. così decide di dipingere una
versione più malinconica dei "Girasoli" di Van Gogh. Il paesaggio,
infatti, è presentato durante la stagione autunnale e i fiori sono ormai appassiti. Ancora una volta si
coglie il gusto per il decadente dell'artista. |
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Wally in
camicia rossa 1913, olio su tela, 125x80, Vienna, Osterreichische Galerie. |
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Wally Neuzil fu la
compagna dell’artista dal 1911 al 1915, prima che Egon sposasse Edith. Wally
partì subito dopo per il fronte come crocerossina e morì nel 1917 in un
ospedale militare nei pressi di Spalato, in Dalmazia, nove mesi prima che
morissero Egon e Edith. Schiele fu accusato di
pedofilia, in quanto la sua musa ispiratrice era giovanissima e la famiglia
di lei, perbenista viennese, non accettava la cosa, in quanto i suoi dipinti
erano già stati giudicati "scandalosi e amorali" per l'epoca. |
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Nudo di
fanciulla sdraiata 1911, carboncino su carta, 45x32, collezione privata |
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L'attenzione
artistica di Schiele è attratta dalla figura umana e dalla gamma espressiva
che essa offre. I corpi che
disegna sono sempre esili e volti a mostrare l'inquietudine dell'anima. Il tratto è
sempre nitido e secco, senza nessun decorativismo o compiacimento estetico. Lo sfondo dei
suoi disegni è quasi sempre inesistente, isola le figure in un angosciante
spazio vuoto, nel quale ciascuno si trova solo con se stesso e con i fantasmi
del proprio destino. Basti guardare l'espressione di estrema tristezza della
ragazza. |
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La donna incinta e la morte 1911, olio su tela, 150x175, Vienna,
Osterreichische Galerie. |
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Come abbiamo già notato, il tema della morte è centrale nelle
opere di Schiele; in "la donna incinta e la morte" è ancora più
esplicito. Esprime la
minaccia che grava sulla vita ancora prima che abbia visto la luce; la pancia
della donna, molto luminosa, contrasta col manto nero della morte. |
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La famiglia, 1918, olio su tela, 152x162, Vienna, Osterreichische
Galerie. |
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Il quadro “La famiglia”
del 1918 è il suo ultimo dipinto ad olio importante. Probabilmente fu
ispirato dal fatto che sua moglie, Edith Schiele, aspettava un bambino; anche
se la donna ritratta non le assomiglia. La futura madre morì
dell’influenza spagnola essendo incinta nel sesto mese. Tre giorni dopo morì
Egon Schiele della stessa malattia. |
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Donna seduta con la gamba piegata, 1917, olio su tela,
70x103, Vienna, Osterreichische Galerie. |
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Schiele ritrae sua moglie Edith. La donna rivolge uno sguardo quasi
di sfida verso lo spettatore, è padrona di se stessa. Edith non fu però
l'unica ad essere ritratta. Furono molte le giovani modelle, anche minorenni,
che posarono per l'artista. L’eros
tormentato dei suoi dipinti disturba i benpensanti, che lo accusano
ipocritamente di pornografia, perché riflette lo squallore morale della
società viennese del primo Novecento. Schiele ne è
consapevole e provoca volutamente la borghesia; se si vuol azzardare un
parallelismo con la letteratura si può far riferimento ai poeti del
decadentismo. |