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Caterina, aquerello, 50x70, 1999

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Alberto Savinio

Atene, 25 agosto 1891 - Roma, 5 maggio 1952


Testo di Alessandro Conti



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I re magi, 1929, olio su tela, 89x116 cm, museo d'Arte Moderna, Trento Il quadro è un esempio dell'aderenza del pittore alla corrente Metafisica. La scena rappresenta un paesaggio reale sul quale sorvolano elementi che vanno oltre l'apparenza fisica della realtà, al di là delle esperienze dei sensi. Infatti sono elementi tipici di un sogno, che vogliono rappresentare simbolicamente i Re Magi durante il loro cammino verso Gerusalemme. I colori sono piatti e uniformi secondo i caratteri della Metafisica e la scena sembra svolgersi fuori dal tempo. 
Autoritratto, 1936, tempera e carboncino su cartoncino incollato su compensato, 70x50 cm, Galleria civica d'Arte moderna e contemporanea, Torino Savinio spesso utilizza, nei suoi dipinti, figure di personaggi dal corpo umano e la testa di animale, attribuendo loro dei valori analogici e simbolici. In particolare, il gufo o la civetta ricorrono spesso nei suoi dipinti. Lo stesso autore attribuisce all'immagine della civetta una simbologia legata al pensiero e alla vita mentale. In questo dipinto è dunque raffigurato un borghese ben vestito con la testa di una civetta. L'autore vuole infatti fare un ritratto di sé stesso come un intellettuale ottocentesco, conferendosi un'aria di coerenza. I colori non sono accesi, ed il tratto è molto marcato solo per quanto riguarda i dettagli del volto. 
Annunciazione, 1931-1932, tempera su tela, 55x46 cm, museo d'Arte contemporanea, Milano Già la tela su cui l'autore dipinge appare originale agli occhi dell'osservatore: essa, a causa di un taglio sull'angolo superiore sinistro, risulta pentagonale. L'immagine rappresentata è dominata dalla finestra (la cui prospettiva è deformata) da cui spunta il viso dell'arcangelo Gabriele, nel momento dell'annuncio della nascita di Gesù. Il suo volto è di gigantesche proporzioni, volte ad indicare la grandezza del messaggio che deve riferire. La Madonna è rappresentata con il corpo umano e la testa china di un pellicano. Ancora una volta la scelta del volatile non è casuale, ma riprende il significato simbolico che gli era stato attribuito nel Medioevo. Si riteneva, infatti, che il pellicano potesse arrivare al punto di svenarsi col suo becco per sfamare i propri piccoli. Dunque, l'animale rappresenta simbolicamente la bontà e l'amore materno. I colori utilizzati sono per la maggior parte colori caldi, tranne per quel tratto di cielo che si intravede dalla finestra.
Il sogno di Achille, 1929, olio su tela, 73x92 cm, collezione privata Viene raffigurato l'eroe greco Achille, protagonista dell'Iliade di Omero ma anche personaggio dell'opera dello stesso Savinio, intitolata "Achille innamorato". Il personaggio è rappresentato sdraiato su una spiaggia in un momento di meditazione, nel quale le facoltà razionali stanno lasciando posto a quelle irrazionali. Evidentemente la scena allude all'apparizione di Patroclo ad Achille raccontata nel poema omerico. Achille sta osservando la natura attraverso l'immaginazione e, per questo motivo, compaiono figure fantastiche in cielo, sopra il mare mosso dal vento. L'eroe, letto in chiave romantica, è rappresentato nella sua nudità abbracciato agli arbusti che crescono vicino alla spiaggia.
Atlante, 1927, olio su tela, 71x91 cm, collezione privata Il titolo del quadro non è attribuibile con certezza a Savinio, in quanto il nome non risulta nei suoi cataloghi. Atlante può essere riferito sia al personaggio mitologico che regge le colonne tra cielo e terra sia ad un'isola ipotizzata da Bacone. Il dipinto rappresenta ad ogni modo una visione cosmica della realtà in cui sono presenti elementi appartenenti al passato e al presente. Sulla sinistra si può individuare il ritratto di sua madre, composto osservando una fotografia. Sulla destra è presente una statua classica. Al centro sono rappresentati un animale primitivo in primo piano e una cartina geografica immaginaria sullo sfondo. L'autore vuole raffigurare tutto il processo storico fino all'età contemporanea, descrivendoli in una particolare bidimensionalità che li rende piatti.
L'isola portatile, 1930, olio su tela, 31x41 cm, museo d'Arte moderna, Torino Il dipinto rappresenta un'isola posta su un tavolo che fluttua sul mare calmo. L'isola è composta da un paesaggio tropicale al quale però è stato negato il colore rigoglioso della natura. Esso è stato dipinto con un grigio spento e con le nere ombreggiature. Il cielo alle spalle dell'isola è terso, dipinto con un azzurro elettrico, e su di esso si trovano due forme geometriche. È presente un contrasto tra i colori caldi del telo e quelli freddi dello sfondo, che mette in risalto l'isola definita "portatile" dall'autore.
La Visitation, 1930, olio su tela, 55x46 cm, collezione privata La scena ritratta allude all'episodio evangelico in cui Maria giunge a far visita alla cugina Elisabetta. Il quadro, infatti, fa parte di quella serie di tele dedicate ai soggetti del Vangelo, che vengono trasfigurati in una realtà ironica e immaginaria. Maria viene rappresentata come se fosse un angelo portatore di un messaggio, di cui è simbolo il ramoscello nelle sue mani. Le teste delle due donne sono sostituite da anelli, mentre sullo sfondo appaiono le consuete forme geometriche inventate dall'artista. I colori sono chiari e luminescenti, e accompagnano un disegno tracciato con linee leggere. La prospettiva è resa unicamente dagli elementi dello sfondo, in particolare dalla finestra posta dietro ad Elisabetta.
Objects dans la foret, 1927-1928, olio su tela, 73x92 cm, collezione provata Il dipinto è il primo delle numerose rappresentazioni di giocattoli immersi nella natura. È un tema che Savinio riprende dal fratello, anche se con una visione poetica personale nella quale vengono inseriti i temi dell'ironia e dell'infanzia. I giocattoli sono per questo motivo elementi che indicano l'infanzia non solo dell'uomo, ma dello stesso universo. Essi sono gli unici elementi colorati del dipinto, posti in mezzo ad una foresta monocromatica che, invece, indica una realtà non più legata alla libertà dell'immaginazione ma, piuttosto, legata alle regole razionali dell'età adulta.
Oreste e Pylade, 1930, olio su tela, 73x60 cm, collezione privata Il dipinto appartiene a quella tipologia di opere definita dei "giganti". Sono infatti rappresentate due enormi sculture, ossia la coppia di amici Oreste e Pylade, che si fondono quasi in un unico corpo. I corpi sono entrambi sproporzionati, con una testa molto piccola e anonima. Le loro pose fanno in modo che la scultura di destra sovrasti quella di sinistra mentre, nel contempo, si fondono. La scultura di sinistra rimanda alla mente il David di Michelangelo. Lo sfondo è riempito da un cielo cupo attraversato da un violento fulmine disegnato con la classica linea spezzata. Sembra il quadro di una tragedia, come scrive successivamente lo stesso Savinio.
Una strana famiglia, olio su tela, 90x80 cm, collezione privata Il dipinto è una rappresentazione di una tipica famiglia ottocentesca in posa per un ritratto. Vi sono i due genitori e la figlia. I lineamenti del viso vengono sostituiti dall'autore con le solite forme geometriche o con i giocattoli dell'infanzia, mentre il resto del corpo è reale. I colori cupi e non particolarmente brillanti conferiscono un'aria inquietante e pesante all'opera che viene in tal modo commentata da Savinio: "Una strana famiglia è l'espressione di un'idea che mi ha preoccupato a lungo: l'idea del tumore, dell'organismo estraneo che si innesta e cresce nell'organismo umano sino ad occuparlo interamente e a spodestarlo."