| I re magi, 1929, olio su tela, 89x116 cm, museo d'Arte Moderna, Trento
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Il quadro è un esempio dell'aderenza del pittore alla
corrente Metafisica. La scena rappresenta un paesaggio reale sul quale
sorvolano elementi che vanno oltre l'apparenza fisica della
realtà, al di là delle esperienze dei sensi. Infatti sono
elementi tipici di un sogno, che vogliono rappresentare simbolicamente
i Re Magi durante il loro cammino verso Gerusalemme. I colori sono
piatti e uniformi secondo i caratteri della Metafisica e la scena
sembra svolgersi fuori dal tempo. |
| Autoritratto, 1936, tempera e carboncino su cartoncino
incollato su compensato, 70x50 cm, Galleria civica d'Arte moderna e
contemporanea, Torino
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Savinio spesso utilizza, nei suoi dipinti, figure di
personaggi dal corpo umano e la testa di animale, attribuendo loro dei
valori analogici e simbolici. In particolare, il gufo o la civetta
ricorrono spesso nei suoi dipinti. Lo stesso autore attribuisce
all'immagine della civetta una simbologia legata al pensiero e alla
vita mentale. In questo dipinto è dunque raffigurato un borghese
ben vestito con la testa di una civetta. L'autore vuole infatti fare un
ritratto di sé stesso come un intellettuale ottocentesco,
conferendosi un'aria di coerenza. I colori non sono accesi, ed il
tratto è molto marcato solo per quanto riguarda i dettagli del
volto. |
| Annunciazione, 1931-1932, tempera su tela, 55x46 cm, museo d'Arte contemporanea, Milano
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Già la tela su cui l'autore dipinge appare originale
agli occhi dell'osservatore: essa, a causa di un taglio sull'angolo
superiore sinistro, risulta pentagonale. L'immagine rappresentata
è dominata dalla finestra (la cui prospettiva è
deformata) da cui spunta il viso dell'arcangelo Gabriele, nel momento
dell'annuncio della nascita di Gesù. Il suo volto è di
gigantesche proporzioni, volte ad indicare la grandezza del messaggio
che deve riferire. La Madonna è rappresentata con il corpo umano
e la testa china di un pellicano. Ancora una volta la scelta del
volatile non è casuale, ma riprende il significato simbolico che
gli era stato attribuito nel Medioevo. Si riteneva, infatti, che il
pellicano potesse arrivare al punto di svenarsi col suo becco per
sfamare i propri piccoli. Dunque, l'animale rappresenta simbolicamente
la bontà e l'amore materno. I colori utilizzati sono per la
maggior parte colori caldi, tranne per quel tratto di cielo che si
intravede dalla finestra. |
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Il sogno di Achille, 1929, olio su tela, 73x92 cm, collezione privata |
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Viene raffigurato l'eroe greco Achille, protagonista dell'Iliade di
Omero ma anche personaggio dell'opera dello stesso Savinio, intitolata
"Achille innamorato". Il personaggio è rappresentato sdraiato su
una spiaggia in un momento di meditazione, nel quale le facoltà
razionali stanno lasciando posto a quelle irrazionali. Evidentemente la
scena allude all'apparizione di Patroclo ad Achille raccontata nel
poema omerico. Achille sta osservando la natura attraverso
l'immaginazione e, per questo motivo, compaiono figure fantastiche in
cielo, sopra il mare mosso dal vento. L'eroe, letto in chiave
romantica, è rappresentato nella sua nudità abbracciato
agli arbusti che crescono vicino alla spiaggia. |
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Atlante, 1927, olio su tela, 71x91 cm, collezione privata |
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Il titolo del quadro non è attribuibile con certezza a Savinio,
in quanto il nome non risulta nei suoi cataloghi. Atlante può
essere riferito sia al personaggio mitologico che regge le colonne tra
cielo e terra sia ad un'isola ipotizzata da Bacone. Il dipinto
rappresenta ad ogni modo una visione cosmica della realtà in cui
sono presenti elementi appartenenti al passato e al presente. Sulla
sinistra si può individuare il ritratto di sua madre, composto
osservando una fotografia. Sulla destra è presente una statua
classica. Al centro sono rappresentati un animale primitivo in primo
piano e una cartina geografica immaginaria sullo sfondo. L'autore vuole
raffigurare tutto il processo storico fino all'età
contemporanea, descrivendoli in una particolare bidimensionalità
che li rende piatti. |
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L'isola portatile, 1930, olio su tela, 31x41 cm, museo d'Arte moderna, Torino |
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Il dipinto rappresenta un'isola posta su un tavolo che fluttua sul mare
calmo. L'isola è composta da un paesaggio tropicale al quale
però è stato negato il colore rigoglioso della natura.
Esso è stato dipinto con un grigio spento e con le nere
ombreggiature. Il cielo alle spalle dell'isola è terso, dipinto
con un azzurro elettrico, e su di esso si trovano due forme
geometriche. È presente un contrasto tra i colori caldi del telo
e quelli freddi dello sfondo, che mette in risalto l'isola definita
"portatile" dall'autore. |
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La Visitation, 1930, olio su tela, 55x46 cm, collezione privata |
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La scena ritratta allude all'episodio evangelico in cui Maria giunge a
far visita alla cugina Elisabetta. Il quadro, infatti, fa parte di
quella serie di tele dedicate ai soggetti del Vangelo, che vengono
trasfigurati in una realtà ironica e immaginaria. Maria viene
rappresentata come se fosse un angelo portatore di un messaggio, di
cui è simbolo il ramoscello nelle sue mani. Le teste delle due
donne sono sostituite da anelli, mentre sullo sfondo appaiono le
consuete forme geometriche inventate dall'artista. I colori sono chiari
e luminescenti, e accompagnano un disegno tracciato con linee leggere.
La prospettiva è resa unicamente dagli elementi dello sfondo, in
particolare dalla finestra posta dietro ad Elisabetta. |
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Objects dans la foret, 1927-1928, olio su tela, 73x92 cm, collezione provata |
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Il dipinto è il primo delle numerose rappresentazioni di
giocattoli immersi nella natura. È un tema che Savinio riprende
dal fratello, anche se con una visione poetica personale nella quale
vengono inseriti i temi dell'ironia e dell'infanzia. I giocattoli sono
per questo motivo elementi che indicano l'infanzia non solo dell'uomo,
ma dello stesso universo. Essi sono gli unici elementi colorati del
dipinto, posti in mezzo ad una foresta monocromatica che, invece,
indica una realtà non più legata alla libertà
dell'immaginazione ma, piuttosto, legata alle regole razionali
dell'età adulta. |
| Oreste e Pylade, 1930, olio su tela, 73x60 cm, collezione privata |
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Il dipinto appartiene a quella tipologia di opere definita
dei "giganti". Sono infatti rappresentate due enormi sculture, ossia la
coppia di amici Oreste e Pylade, che si fondono quasi in un unico corpo.
I corpi sono entrambi sproporzionati, con una testa molto piccola e
anonima. Le loro pose fanno in modo che la scultura di destra sovrasti
quella di sinistra mentre, nel contempo, si fondono. La scultura di
sinistra rimanda alla mente il David di Michelangelo. Lo sfondo
è riempito da un cielo cupo attraversato da un violento fulmine
disegnato con la classica linea spezzata. Sembra il quadro di una
tragedia, come scrive successivamente lo stesso Savinio. |
| Una strana famiglia, olio su tela, 90x80 cm, collezione privata |
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Il dipinto è una rappresentazione di una tipica
famiglia ottocentesca in posa per un ritratto. Vi sono i due genitori e
la figlia. I lineamenti del viso vengono sostituiti dall'autore con le
solite forme geometriche o con i giocattoli dell'infanzia, mentre il
resto del corpo è reale. I colori cupi e non particolarmente
brillanti conferiscono un'aria inquietante e pesante all'opera che
viene in tal modo commentata da Savinio: "Una strana famiglia è
l'espressione di un'idea che mi ha preoccupato a lungo: l'idea del
tumore, dell'organismo estraneo che si innesta e cresce nell'organismo
umano sino ad occuparlo interamente e a spodestarlo." |