| Violet,Black,Orange,Yellow on White and Red 1949, olio su tela, 206,8x167,5, The Solomon R. Guggenheim Museum
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Questa è una tela di transizione. Troviamo ancora alcuni tenttivi di incorniciare il quadro con due fasce verticali rosse e un riquadro esterno bianco anche se fondamentalmente domina un giallo uniforme.E' una delle opere che nel 1945 furono esposte all'Art of This Century grazie all'amico e futuro cognato Guggenheim. |
No.301 1959 olio su tela, 236,5x205,5 The Solomon R. Guggenheim Museum
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La tela tende al monocromatismo con un rosso che esalta la sua potenza eloquente. Si distinguono tre rettangoli disposti orizzontalmente, anch'essi di color rosso o rosso-violacei, che si differenziano dallo sfondo solamente per l'intensità o per il viraggio. |
No. 207 1961 olio su tela, 235,6x206,1 Berkley Art Museum
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Su uno sfondo grigio scuro e spento risplende un rettangolo rosso dai contorni irregolari, che sovrasta il rettangolo blu, posto nella parte inferiore, che fatica ad emergere. Questo uso dei colori sta fortemente a rappresentare l'ultima fase della vita dell'artista, caratterizzata dala depressione e dalla tristezza, manifestate dal maggior incupirsi dei colori e dall'infinita profondita del nero. |
Black on Grey 1969 olio su tela, 234x200 Collection of Christopher Rothko
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Questo dipinto è uno degl ultimi dell'artista e rappresenta l'imminente e tragico culmine della sua vita. Ormai trafitto da numerose e perpetue sofferenze, Rothko non riesce più a combattere la pesante depressione. Un aneurisma all'aorta e la drastica e inspiegata separazione dalla moglie e dai figli gli peseranno ancora di più, arrivandoli a definire "attentati alla mia vita".Non troviamo più alcun colore vivo, nemmeno una minima traccia, e il paesaggio che ci appare è totalmente desolato. |
White Center 1950 olio su tela, 205×141 Rockfeller collection
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La tela più celebre dell'artista, ha determinato il dilagare del suo successo anche in europa, dove, durante i primi di anni di produzione, le sue opere non erano state ancora apprezzate, almeno dai più. L'opera in questione è stata poi venduta per 72,82 milioni di dollari, che la fa diventare la più pagata nel secondo dopoguerra. |
Rothko Chapel 1955 olio su tela, 215x207,5 Rothko Chapel, Huston (TX)
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Questo è uno dei tre trittici che domina la cappella di Rothko in Texas. In realtà è un santuario ecumenico, quindi privo di simboli, poichè l'artista non si presenta come mistico, ma come profeta, e non del futuro, ma del presente, rappresentando unicamente "cio' che già sta sotto i nostri occhi". Sebbene la cappela sia di forma ottagonale e quindi di forma regolare che da stabilità all'insieme, il suo spazio, spoglio ed austero è difficile da dominare con lo sguardo. Le pareti ospitano quattordici tele di grandi dimensioni, tra cui tre trittici e cinque pannelli murali. I quadri qui riportati sono quelli centrali, che incontri appena entrato di fronte a te, sono posti tutti alla stessa altezza per segnare meglio una pausa nello spazio. Il colore delle tele è un viola scuro che cambia di tonalità e d'intensita a seguito della luce che ne colpisce le superfici. Il soffitto è appositamente ribassato per creare un succedersi di tenui sfumature, che sarebbero state impossibili a contatto diretto della forte e diretta luce texana. Tutti gli elementi dell'ambiente si trovano in una sinergia che porta a pensare che l'artista abbia preso in commissione lo spazio più che le opere. Per questo motivo lo sguardo si trova invitato a percorrere la sala in ogni direzione, senza isolare le singole opere, ma instaurando relazioni tra esse. |
Untitled 1955 olio su tela, 213x203,4 Rothko Chapel, Huston (TX)
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Qui si notano i due trittici stanti ai lati di quello sopra descritto. Qui il pannello centrale è rialzato. Tale diversa disposizione non spezza l'insieme delle opere, ma serve solamente ad aumentare quel senso di impossibilità di incasellamento visivo, lo spettatore ha dinnanzi una grande tela che non riesce a dominare tutta con un solo sguardo. |
Untitled 1956 olio su tela, 231,1x209 Rothko Chapel, Huston (TX)
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Sulla parete d'ingresso, posto tra due porte, è ospitato un pannello con una zona rossa che rappresenta il momento cromatico più intenso e turbolento dell'intero ciclo, che si coglie solamente alla fine, appena si sta per uscire. Con quest'intensificarsi di colori, Rothko vuole creare un senso di spaesamento all'osservatore, che da iniziale fruitore dei dipinti, diventa infinitamente piccolo e quasi guidato dalle opere che formano un'intensa scia cromatica indefinita, partendo dalla calma piatta e tranquillizzante del trittico centrale fino ad arrivare al rosso delle tele poste vicino all'uscita. Così l'artista vuole muovere l'animo delle persone vedendo loro come casse di risonanza e le sue opere come strumenti che imitano le forze ancestrali. |
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