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Joan Miró

Barcellona 1893 - Palma di Maiorca 1983

Testo di Simone Scarano

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"Credo che nella nostra 'scuola' vi sarà l'essenziale di quel che sarà la pittura dell'avvenire, divestita di ogni problema pittorico e dotata dell'armoniosa vibrazione del palpito dello spirito. Io credo che dopo il grandioso movimento impressionista francese - un cantico alla vita e all'ottimismo - dopo il movimento post-impressionista, il coraggio dei simbolisti, il sintetismo 'fauve' e la dissezione del cubismo e del futurismo, dopo tutto questo, avremo un'arte libera e tutto l'interesse si rivolgerà alla vibrazione dello spirito creatore. Questo movimento d'analisi moderno avrà condotto lo spirito ad una libertà luminosa".
Così Mirò individuava i movimenti artistici che, a partire dagli ultimi decenni dell'Ottocento, avevano determinato l'apertura dell'arte verso i nuovi linguaggi espressivi, la conoscenza dei quali aveva stimolato la formazione culturale ed artistica di Mirò.

Joan Mirò Ferrà è stato un pittore, scultore e incisore esponente del surrealismo.
Nasce a Barcellona il 20 aprile 1893, frequentati gli studi per diventare contabile per volere del padre, studia in seguito alla scuola di Belle Arti della città natale per poi seguire i corsi alla scuola d’arte di Galì dal 1912 al 1915, in questi anni Mirò subisce le influenze dell'Impressionismo e del fauvismo, da dove importerà concetti come la semplificazione delle forme e l'abbandono della prospettiva.

Già nel 1918 Joan Mirò aveva trovato uno stile proprio che rinnegava le passate influenze impressioniste avvicinandosi invece ad un particolare classicismo caratterizzato da un'esasperazione dell'attenzione al dettaglio con particolare pignoleria.
Questa meticolosa attenzione per i dettagli è completamente opposta all'atteggiamento degli impressionisti che invece erano volti a cogliere l'impressione di un momento, in netta contrapposizione con lo studio di Mirò che non impiegherà meno di un mese per dipingere ciascuna delle 23 Costellazioni composte nei primi anni della Seconda guerra mondiale.

Attirato dalla comunità artistica che si riuniva a Montparnasse, nel 1920 si stabilisce a Parigi, dove conosce Picasso e il circolo dadaista di Tristan Tzara.

Joan Mirò Ferrà

Nel 1924 conosce André Breton, autore del “Primo manifesto sul surrealismo (Manifeste du surréalisme)” e di “Il surrealismo e la pittura (Le Surréalisme et la Peinture)” e i poeti Aragon e Eluard e aderisce al Surrealismo.
Assieme ad Ernst e Brauner, mirò adotta il concetto del cadavre esquis di breton e lo ha adattato in pittura, una delle tecniche che prevede la rappresentazione del subconscio secondo le prerogative del movimento surrealista a sua volta influenzato dal mondo della psicanalisi.
Queste composite e variegate esperienze derivate da una formazione così ricca e varia contribuiscono alla creazione di uno stile unico nel suo genere, in cui attonita e magica fantasia si combinano con un astrattismo fiabesco e stilizzato.

Il carnevale di Arlecchino

Una delle opere che meglio rispecchia queste caratteristiche è Il carnevale di Arlecchino, opera che si colloca negli anni di nascita del movimento surrealista, in cui la realtà diventa per la libertà creativa il mezzo per raggiungere una nuova forma astratta, benché ordinata secondo una precisa costruzione geometrica, lo schema compositivo è difatti l’unica realtà rimasta immutata nel passaggio dal collage al dipinto mediante una tecnica che consiste nel trasformare forme note in immagini non comunemente identificabili.

CostellazioniL'opera può essere considerata una dimostrazione che i dipinti di Mirò, per quanto possano apparire disordinati e confusionari, non sono il frutto di un gesto automatico o completamente spontaneo.
Si tratta invece di un equilibro ricercato attraverso un sistema di pesi e contrappesi offerto dalla distribuzione delle forme nello spazio, in questo caso piccole creature fantastiche che celebrano un carnevale.

Nel 1932 si stabilisce nella città natale Barcellona dove vi resta fino al 1936, anno di inizio della guerra civile spagnola, quando parte per Parigi.
Negli anni della Seconda guerra mondiale Mirò trova una ragione di vita solamente nella realizzazione di una serie di ventitré dipinti detta Costellazioni, tra il 1937 e il 1940.

Si tratta di ventitré gouaches su carta intrise di un desiderio di purezza ed equilibrio come notò lo stesso teorizzatore del surrealismo André Breton, le Costellazioni presentano infatti un determinato equilibrio costituito dalla distribuzione delle forme, delle macchie di colori, dei punti e delle stelle nello spazio, si tratta di opere modificate dall’artista più volte fino al raggiungimento di un equilibrio armonioso e complesso. Il 25 dicembre 1983 muore, famosissimo, all’età di novant’anni a Palma de Mallorca.