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L’eliminazione dell’io: arte e filosofia
La vocazione filosofica e
teologica di Marc riaffiora anche nei suoi scritti, che affrontano l’arte
soprattutto dal punto di vista dei significati. I suoi interventi possiedono
una riconoscibilità cronologica: se nei primi c’è un’eco precisa delle vicende
artistiche contemporanee, negli ultimi, soprattutto in quelli risalenti al
periodo della guerra, il discorso diventa più teorico quasi metafisico.
Comunque quello che interessa a Marc non sono mai le dichiarazioni
sull’artigianalità del dipingere; le sue riflessioni riguardano sempre il fine
generale della ricerca espressiva. I suoi non sono mai scritti sulla pittura ma
sull’arte.
Il problema principale della
pittura di Franz Marc è : eliminare l’io. L’argomento delle sue opere è la
totalità. A Marc non interessa dipingere la vita come la vediamo, perché
l’angolatura gli sembra troppo parziale. Occorre, dice lui, dare il predicato
della vita, cioè l’azione, al di là e prima del soggetto: “Ho sempre sognato
dei quadri impersonali. Non ho mai desiderato dipingere gli animali come li
vedo, ma come sono ( come loro stessi vedono il mondo e sentono la loro
esistenza). I suoi animali sono forme d’essere che seguono istintivamente le
leggi della natura,sono la natura. Concentrandosi su di loro l’artista
dimentica se stesso.
Se l’espressionismo è legato
all’io, di cui rivela l’essere e il grido, Marc non è mai stato espressionista.
Non gli interessano l’espressione e l’impressione ma la spiritualità. Il suo
legame con l’oggetto è però lontano da ogni forma di realismo e di naturalismo,
perché condivide l’idea schopenhaueriana che la realtà non coincida con
l’apparenza. Il mondo com’è di cui lui parla non riguarda la visione, ma
l’intuizione dell’invisibile. Se l’io è un limite, l’oggetto è una maschera e
l’oggettività un equivoco. Eludere l’io non significa affidarsi alle cose ma
superarle per raggiungere l’interno. Quello che Marc persegue, allora non è il
“mondo senza oggetti” che l’astrazione tenterà, ma un mondo “senza soggetto”; è
la ricerca dell’anima come forma aristotelica che è dentro le cose, nascosta
dall’involucro dell’apparenza.
Quando Marc si chiede com’è il
mondo visto da un cavallo, intende che l’animale non vede il mondo ma lo vive.
Non valgono più le interpretazioni, ma l’immedesimarsi. L’io del pittore è
scomparso, l’io dell’animale non è mai esistito.
L’arte deve evitare la forma e il
colore,che oscurano la realtà perché evocano stati soggettivi del sentire. Marc
senza tentare l’astrattismo, senza infrangere o scomporre l’oggetto (cubismo),
rimanendo legato alla figura la traduce in puro ritmo suadente e armonioso (
“espressionismo lirico”).
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Ritratto della Madre, 1902
galleria Bernhard Koehler, Monaco
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Agli inizi della sua attività
artistica Marc è in parte influenzato dall’ambiente artistico monacense e le
sue prime opere (periodo 1902-1906) sono improntate al realismo:
interni, ritratti dall’espressione severa
e assorta, famigliari in abiti opachi (come nel ritratto della madre) e paesaggi. Di quel periodo sono anche le
illustrazioni dei libri, che disegna per guadagnarsi da vivere ( come questa illustrazione tratta dal libro stella
peregrina del 1906) e che mostrano un suo contatto fugace con lo Jugendstil
che lo avvicina allo Scholle (gruppo di ispirazione Jugend) che però non lo accoglie.
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Illustrazione tratta dal libro "Stella Pellegrina", 1906
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Ma sono i viaggi a
Parigi nel 1903 e soprattutto nel 1907 che influenzano profondamente la
pittura di Marc portandolo alla conoscenza diretta delle opere
impressioniste di Manet e delle opere di Van Gogh e Gauguin.
Da questo momento il tema degli animali, che affianca la trattazione
del paesaggio, diventa sempre più importante per Marc. Cani,
cavalli, caprioli, gatti si dispongono sulle sue tele in composizioni
dinamiche e ondulate. E’ il caso delle opere del 1910: GATTI SUL
TAPPETO ROSSO e CAVALLO NEL PAESAGGIO frutto anche di un attenta
riflessione con l’amico Macke sul colore e sui valori cromatici.
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Cavallo nel paesaggio 1910,
olio su tela, museum Folkwag, Essen. |
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Nel opera cavallo nel
paesaggio, il cavallo che guarda una campagna indistinta orlata
d’alga e di argilla, ripete nel proprio corpo il ritmo delle
balze appena accennate. La criniera azzurra gli si avvolge sul dorso
come una sciarpa, strisciando sul mantello come la coda di un serpente.
Il cavallo non conosce campi coltivati e presenze distinte: più
che vedere l’erba ne avverte il profumo, se ne nutre.
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| Gatti sul tappeto rosso 1910 olio su tela |
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I Gatti sul tappeto
rosso, rappresentano una fase matura della riflessione sulla linea che
lega le forme in un tutto armonioso, ma soprattutto segnano
un’accensione del colore. I morbidi mantelli degli animali
acciambellati risaltano sulla striatura calda del tappeto. I toni rossi
che nelle opere precedenti emergevano isolati e brevi, come scintille,
qui rischiarano tutta la composizione, illuminando il terreno
circostante, il verde delle piante. |
Grandi cavalli azzurri 1911 olio su tela 103x171 cm Minneapolis, Walker Art Center |
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Queste tre figurazioni sono le
più musicali. Marc senza tentare l’astrattismo, senza
scomporre l’oggetto, rimane legato alla figura riducendola
però in puro ritmo. Docili e leggere le masse si gonfiano in
nuvole rotonde, fluiscono in onde lattee, si propagano in cerchi che a
loro volta si aprono in ovali senza attrito. L’animale è
l’immagine dell’armonia. La danza degli animali di Marc
è un evento inconsapevole. Non c’è bisogno di
sottolinearla:percorre come un battito cardiaco ogni forma della natura
e tende verso uno stato di quiete. I suoi cavalli, i suoi caprioli non
corrono, non conoscono atro dinamismo che il leggero inarcarsi e il
respirare. Il movimento li plasma dall’interno ma si placa nella
sinuosità della superficie.
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Piccoli cavalli gialli 1912
Minneapolis, Walker Art Center |
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Caprioli rossi II 1912
Minneapolis, Walker Art Center |
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Cavallo azzurro I, 1911
olio su tela, 100x111,5 cm Stadtische Galerie in Lenbachhaus,
Monaco
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Nel
periodo del 1911-1912 successivo all’esperienza della Nuova
Associazione e contemporaneo alla collaborazione con Kandisky,
Jawlensky e Macke nel gruppo del Cavaliere azzurro; il percorso di Marc
è segnato da due diverse intenzioni espressive. Accanto alle
figure più arcuate e musicali come GRANDI CAVALLI AZZURRI (1911)
e PICCOLI CAVALLI GIALLI, CAPRIOLI ROSSI II (1912) ; compaiono dipinti
quali Cavallo azzurro I (1911) e Tigre (1912) dove alla fluidità
della linea subentra una geometria angolosa, in cui la curva si
irrigidisce in triangoli, in quadrati, in rombi. Se nelle altre opere
Marc tende a diluire i volumi in ampie superfici che si richiamano tra
loro come cerchi concentrici; in queste “condensa” le
figure in blocchi geometrici, pervenendo così a opere che si
possono definire cubiste ma non nel senso delle scomposizioni operate
da Ricasso e Braque. |
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Tigre 1912,
olio su tela, 100x111,5 cm Stadtische Galerie in Lenbachhaus,
Monaco
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Nella pioggia 1913
olio su tela, museum Folkwag, Essen. |
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Nella seconda metà del 1912 la dualità espressiva di Marc
sembra trovare una “conciliazione in negativo”: i volumi si
sfaldano in superfici dove semicerchi, ellissi, rettangoli si
interrompono e si compenetrano reciprocamente: al moto ondoso si
sostituisce un andamento diagonale, che percorre le forme scindendole
in un caleidoscopio di colori. NELLA PIOGGIA e soprattutto
SCUDERIE (1913) segnano il vertice di questo momento
espressivo,in cui intervengono anche nozioni futuriste. |
Scuderie 1913
Stadtische Galerie in Lenbachhaus, Monaco |
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Piccola Composizione IV 1914
Minneapolis, Walker Art Center |
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Composizione I del 1913 è
il primo quadro totalmente non figurativo. A questo faranno seguito le
tele Piccola composizione III e PICCOLA COMPOSIZIONE IV (1914). Queste
opere risentono oltre al futurismo, soprattutto dell’orfismo (
Cubismo orfico: movimento nato in Francia nel 1910 che sviluppa un
cubismo differente da quello di Picasso e Braque influenzato dal
futurismo). Le forme circolari galleggiano nella composizione simili a
bolle d’aria. Il moto circolare diventa un lento espandersi di
sfere aeree, a cui si contrappongono ortogonalità definite. |
Forme in lotta 1914
Stadtische Galerie in Lenbachhaus, Monaco |
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La costante vocazione
simbolista, però, non consente a Marc di giungere a una vera
astrazione: rimarranno sempre nei suoi quadri essenze
figurative,residui oggettuali, elementi interpretabili secondo
contenuti emotivi precisi. Così avviene, ad esempio, nelle FORME
IN LOTTA (1914). Nella composizione due blocchi cromatici contrapposti,
due meduse di puro colore si assalgono reciprocamente. Non un frammento
di figura è rimasto sulla tela, eppure i valori simbolici sono
così eloquenti che della figura rimane l’impronta, la
nostalgia. |
Schizzi dal fronte Uccello 1915
Dal libro "Schizzi dal Fronte" |
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Le ultime opere che abbiamo di
Marc sono i disegni dal fronte del 1915. divisi tra drammaticità
e grazia, i piccoli fogli non sono sempre felici
nell’intersezione tra figura e forma. Una tentazione analitica
spinge Marc al frammento, alla narrazione per spicchi, tagli,
quadrettature. All’interno di queste superfici segmentate,
però, le immagini compatte degli animali stentano spesso a
trovare uno spazio. L’idea di fusione tra individuo e
totalità, raggiunta nelle opere precedenti, si perde qui
definitivamente. I corpi degli animali emergono nitidi ma anche
eccedenti, in un paesaggio disfatto. E’ come se in Marc
lottassero due diverse concezioni dello spazio: uno spazio-superficie
(quello del territorio, diviso in quadrati triangoli,strisce) e uno
spazio-volume ( quello degli animali, che esprimono una volontà
di ricomposizione). Il conflitto totale è già la premessa
di una rinascita. Ma il dissidio irrisolto tra dispersioni lineari e
ricostituzione di volumi degli ultimi schizzi dell’autore
riamarà irrisolto poiché Marc muore in una ricognizione
vicino Verdun nel 1916.
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Schizzi dal fronte Daino 1915
Dal libro "Schizzi dal Fronte" |
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