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Caterina, aquerello, 50x70, 1999

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Amedeo Modigliani

Livorno 1884 - Paris 1920


Testo di Tiziana Napoli



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Nudo sdraiato 1917-1918 Olio su tela , 60 × 92 cm Milano, Collezione Gianni Mattioli Da sempre, Amedeo Modigliani, realizzò schizzi di nudi, ma dopo il 1916, li dipinse su tela. Questo, Nudo rosso o Nudo sdraiato, è uno dei quadri più famosi di quelli dipinti dal maestro nel 1917.

Non vi sono velature, nè riferimenti storici e mitologici nei dettagli. Il corpo ci appare per come posava nella realtà. Sensuale per il candore della pelle e per la posa libera e rilassata della modella. E’ tutto molto primitivo e grezzo. Inoltre i colori puri, e in contrasto tra loro, arricchiscono questo senso di non curanza del finto pudore. Il rosso del letto sta ad accentuare la passionalità che viene sprigionata da questa composizione.

La figura sdraita della donna, ha dei tagli inusuali: sembra che il corpo non entri perfettamente nella tela, e voglia quasi uscirne, cosce e braccia sono infatti tagliate al difuori. Il motivo, potrebbe essere che alla base della costruzione del dipinto, non ci sono rette che convergono, ma pure linee sinuose che dinamicamente mettono in primo piano la morbidezza del corpo, fino a portare l’attenzione sulla zona zona pelvica che Modigliani mette in primo piano. Noi sappiamo che i volti che di solito rappresentava Modigliani, hanno quasi tutti delle caratteristiche molto evidenti: l’asimmetria dei lineamenti, i contorni irregolari e le linee allungate e marcate, tutto questo accentua una forte acutezza psicologia dei soggetti; tutte caratteristiche che ritroviamo in quasi tutti i suoi ritratti.

In questo nudo, però il discorso non cambia: nei corpi, infatti, egli ricercava lo stesso tipo di linea che caratterizzava i volti, e i ritratti. In questo dipinto la linea è allungata, accentua zone del corpo che naturalmente, non sarebbero così, e racconta con passionalità un corpo che ha una storia, e che nudo non vuole dimostrare nulla, ma sta già dicendo parte del suo trascorso. La posa di estremo abbandono, sembra suggerire anche l’idea dell’attesa e dell’incontro amoroso. Nei nudi di Modigliani, troviamo anche la sua ricerca poetica e il punto più alto dell’ emotività dei suoi dipinti.
La mendicante 1909
Olio su tela, 46x38, Francia, collezione privata
Capolavoro del periodo, questo dipinto fu offerto e dedicato da Modigliani a Jean Alexandre, “per farlo pazientare” nell’attesa che fosse terminato il suo stesso ritratto. La gente umile e povera è un soggetto spesso trattato da Modigliani: in una lettera del 1909 Jean parla di un “dipinto delle due mendicanti”, probabilmente andato perduto. E’ anche vero che Modigliani non aveva allora i mezzi per pagare dei modelli professionisti.
La serva o la fantesca1915 Olio su tela, 65x43, Collezione privata In questo ritratto Modigliani raffigura la giovane serva in una posa che diventerà poi familiare: seduta frontalmente, conle mani intrecciate sulle ginocchia. Le zone "risparmiate", dove l'artista ha volutamente lasciato scoperta la tela, ricordano il suo interesse per la tecnica e l'estetica fauve, mentre il viso placido e senza tempo della donna rivela che Modigliani resta scultore nella sua ispirazione.

L'opera ha anche una connotazione sociale: la condizione del personaggio è chiaramente indicata dal grembiule. Un'atmosfera tranquilla promana dal blu-grigio dello sfondo e dall'avana delle cimase. La posizione della modella, leggermente decentrata, è equilibrata dalla presenza di un quadro o specchio appeso alla parete, una soluzione spesso adottata da Modigliani.
Jeanne Hébuterne con la collana 1917 Olio su tela, 55,5x38,5, Collezione privata E’ uno dei primissimi ritratti che Modigilani ha fatto di Jeanne, conosciuta alla fine del 1916. Jeanne, ritratta a mezzo busto, ha il viso ovale e inclinato da un lato, gli occhi a mandorla, azzurri e vuoti, la bocca sottile. Il collo è allungato, il naso è segnato da un tratto deciso, l’espressione malinconica e pensosa. Modigliani si concentra sull’immagine della donna, lo sfondo è indefinito, steso con un colore denso e ricco di impasto; la figura sembra essere collocata fuori dal tempo, anche gli occhi azzurri e distanti, contribuiscono ad allontanarla da uno spazio reale e temporale preciso. L’incarnato è luminoso e vibrante, reso con pennellate brevi.

Il ritratto affascina per la sua eleganza e la composta armonia, risultato di un sapiente gioco di linee e di un'attenta simmetria delle proporzioni. Al viso della donna inclinato da un lato, corrisponde la linea sottile del collo che si incurva dalla parte opposta, gli occhi lievemente asimmetrici sono ‘bilanciati’ dalla diversa angolazione delle sopracciglia. La pettinatura è quasi un’aureola rotonda e scura sulla testa di Jeanne, un elemento curvo che allenta la tensione verticale del volto e del collo.

L’azzurro quasi vitreo della collana richiama il colore limpido degli occhi della donna, dai quali sembra provenire la luce che le illumina il viso. Riproducendo solo i tratti essenziali del volto, Modigliani sembra voler cogliere l'essenza dell'anima del personaggio ritratto, la sua psicologia, più che cercare la somiglianza fisica. La volontà di rappresentare l'interiorità della persona, più che il suo aspetto esteriore, spiegherebbe, secondo alcuni critici, anche gli occhi dei ritratti di Modigliani, mai aperti né chiusi, spesso privi di pupille. Gli occhi che non guardano verso l'esterno, diventano "specchio dell'anima",
Bambina in blu, 1918. Olio su tela, 116x73cm. Collezione privata Modigliani presenta una capacità inusuale nel ritrarre con semplicità e candore l'innocente esistenza dei bambini. In questo dipinto raffigura una bimbetta in piedi contro un muro disadorno. il faccino dalle gote rubizze è illuminato dai grandi occhi chiari e dal colletto bianco, mentre guarda con atteggiamento serio il pittore. questi costituisce il dipinto incardinando la figura in uno spazio prospettico. tuttavia ogni rigidezza geometrica si stempera nel celeste dei muri che partecipano dello stesso colore dell'abitino indossato dalla bambina che pare brillare di luce propria.
Jeanne Hébuterne con grande cappello 1918 Olio su tela, 55x38, Giappone, Collezione privata Le larghe tese del cappello creano una sorta di aureola attorno al capo di Jeanne, rimandando alle immagini di sante dei maestri senesi. La giovane qui assume una posa pensosa; la luce ocra, estiva, sembra emanare direttamente dalla modella, e più precisamente dai suoi occhi azzurri, il cui contorno è appena suggerito. E’ una luce che non produce ombre. C’è un notevole contrasto nell’applicazione del colore: la stesura uniforme e liscia sul viso e sul busto conferisce dolcezza e armonia al personaggio, che si staglia contro uno sfondo dall’impasto più ricco e denso.
Giovane dai capelli rossi 1918 Olio su tela, 46x29, Collezione privata Potrebbe forse trattarsi di Jeanne Hèbuterne. I suoi occhi di un azzurro chiarissimo erano ben diversi da quelli scuri della giovane qui raffigurata. Lo charme e l’intimità che sprigionano da questa figura indurrebbero tuttavia a ritenerlo un ritratto idealizzato. Per contro, nel ’18 Modigliani ha sicuramente dipinto questa stessa donna, con i suoi capelli rossi e il lungo naso almeno un’altra volta. Raramente l’artista è riuscito ad esprimere una tale tenerezza: la giovane, ripresa di tre quarti, si volge verso l’osservatore con un atteggiamento naturale e pieno d’eleganza, e ne cattura l’attenzione avvolgendolo con lo sguardo. La purezza dell’ovale del volto e lo splendore dei capelli portati sciolti completano l’impressione di trovarsi davanti ad una visione di freschezza e di intima spontaneità.

Modigliani conobbe la giovanissima Jeanne Hébuterne, allieva dell’Académie Colarossi, nel 1917. Dalla loro unione nacque una figlia, Jeanne come la madre, proprio nel momento in cui le condizioni di salute del pittore cominciavano a peggiorare. Sono molti i ritratti di Jeanne di questo periodo, questo è uno dei più intensi, in cui lo sguardo della donna appare profondo e malinconico. Poche ore dopo la morte del pittore la donna decise di seguirlo nel medesimo destino, gettandosi dalla finestra.
Donna con bambino seduta o Maternità 1919 Olio su tela, 130x81, Parigi, Musée National d’Art Moderne Notevole sotto molti punti di vista, quest’opera segna innanzitutto l’ultimo cambiamento stilistico di Modigliani, a qualche settimana dalla morte. Concepita come un ritorno verso la materia, l’opera ha una qualità rigida e scultorea, è ricca di colori eppure dà un’impressione generale di monocromia. Tutto ciò prova che Modigliani era a conoscenza non solo del lavoro di Derain, ma anche di quello di Picasso. Un altro aspetto particolare di questo dipinto è il suo soggetto, raro in Modigliani. In effetti è una delle sole tre opere conosciute che l’artista abbia dedicato alla maternità.

Il dipinto è eccezionale anche per le sue dimensioni, più importanti del consueto. Altrettanto insolito il numero di colori usati: a parte il bianco e il nero, alla sua classica tavolozza di bruno, rossiccio e grigio-verde Modigliani aggiunge l’azzurro oltremare del maglione del bambino, il verde deciso del suo berretto, il rosa del profilo del collo della madre e i tocchi di azzurro chiaro degli occhi.
In questa scena rigorosamente costruita tutto concorre a creare equilibrio e serenità. Tuttavia l’emozione che ne promana è puramente estetica; i personaggi sono rigidi: il bambino sembra una bambola e la madre ha l’aria di una Madonna popolare, priva in apparenza di tenerezza; fra i due sembra non esserci alcuna interazione. Modigliani è riuscito nella difficile impresa di insufflare la vita in questi archetipi con la semplice vibrazione dei colori, che anima questa composizione senza tempo.
Lunia Czechowska 1919 Olio su tela 46x33 Collezione privata Parente dei coniugi polacchi Zborowsky, Lunia Czechowska fu anch’essa ritratta da Modigliani, che in questo dipinto conferma il suo interesse per l’arte primitiva. Come ha scritto Lionello Venturi “il prolungamento dell’immagine di Modigliani, eccessivo di fronte alle misure naturali, è stato la necessità essenziale di un gusto che conteneva in sé l’antitesi della profondità e della superficie, del costruttivo e del decorativo, dell’ideale conoscitivo della realtà e del puro fantasma della grazia”.
il ritratto di Lunia Czechowska 1919 Olio su tela 100x65 Collezione privata è uno dei numerosi ritratti che Modigliani fece della sua amica e confidente Lunia Czechowska. L’artista Livornese conobbe Lunia alla fine del 1916 in occasione della sua esposizione parigina alla galleria di rue Huyghens, dove la donna si recò probabilmente in compagnia del poeta polacco in esilio Leopold Zborowski, intimo amico di suo marito. Poiché quest’ultimo si trovava al fronte, Lunia visse per alcuni anni, dal 1917, insieme agli Zborowski in rue Joseph Bara e divenne una delle modelle preferite di Modigliani.

In questo ritratto, la figura della donna, caratterizzata dall’allungamento delle linee del corpo e dall’assenza delle pupille, che sono una costante dell’arte di Modigliani, occupa l’intera altezza della tela. Dipinta poco prima della morte, l’opera riflette elementi dell’ultima maniera dell’artista: la tavolozza è chiara e la stilizzazione, portata all’estremo, sottolinea il carattere etereo e malinconico del modello, mirando quindi più all’espressività che alla rassomiglianza. Il disegno semplificato, lo spazio poco profondo, la costruzione del volume in piani rigorosi sottolinea l’influsso del cubismo, ma anche quello della sua produzione scultorea realizzata tra il 1911 e il 1913.