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Caterina, aquerello, 50x70, 1999

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Antonio Ligabue

Zurigo 1899 - Gualtieri 1965


Testo di Danilo Saccani



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Nudo di donna, 1929,
olio su compensato, 25x15
Firma in basso a destra
Collezione privata, Gualtieri (RE)
Nudo di donna In questo unico nudo femminile che si conosca della produzione di Ligabue è rappresentata una giovane donna dai fianchi generosi, con la tipica acconciatura di moda negli anni venti, gli occhi neri truccati e il collo impreziosito da una collana.
L'ambiente è quello di un paesaggio lacustre con i canneti tra i quali la donna esibisce con disinvolta indifferenza la sua nudità.
Il nudo è un soggetto insolito per l'artista che riesce però a dare a questa figura femminile una particolare sensualità anche grazie al contrasto tra il colore caldo della carnagione e i toni freddi della vegetazione dello sfondo.
Anche altre opere di questo periodo appaiono caratterizzate da un'unica immagine centrale, con intorno vaghi accenni di vegetazione verdastra e deboli richiami azzurrognoli. Il quadro è stato dipinto nel 1929 in una zona acquitrinosa della golena di Gualtieri, dove Ligabue ,forse perché deriso dagli stessi compagni di lavoro (cosa che accadeva frequentemente) o perché invaso dalle ricorrenti crisi di follia trascorreva lunghi periodi in solitudine anche per rifuggire dal lavoro di bracciantato a cui suo malgrado era costretto.
Come ricorda Luigi Bartolini, quest'opera fu esposta in un baracchino fluviale, dove i barcaioli del Po e gli "scarriolanti" che lavoravano agli argini potevano guardarla pagando 30 centesimi.
Leone con leonessa, 1932
olio su compensato, 48,5x63,5
Firma in basso a sinistra
Collezione privata, Gualtieri (RE)
Leone con Leonessa Nel quadro è rappresentata una scena di grande poesia realizzata con rossi e bruni accordati con la dinamica posizione dei due animali che guardano un gruppo di gazzelle che in diagonale scendono a valle.
I due felini sembrano concordare tra loro le mosse dell'attacco.
Una luce particolare scaturisce dal centro del dipinto e da sinistra, e tutta l'atmosfera è impregnata dalla polvere che il branco di erbivori solleva durante la corsa.
Fuga in Egitto, 1934
olio su compensato, 30x35
Firma in basso a destra
Collezione privata, Milano
Fuga in Egitto E' questa una delle poche opere di carattere religioso dipinte da Ligabue, durante il primo periodo.
E' un dipinto molto raffinato per la dominante monocroma della tavolozza tutta giocata su eleganti e tenue sfumature di terre naturali diverse. Giuseppe e la Vergine sull'asinello con il bambino in braccio sono rappresentati di profilo, l'ambiente dello sfondo è caratterizzato da pochi elementi : le palme, la strada, le colline.
Tutta l'atmosfera è soffusa e vaporosa, come molte opere contemporanee , con effetti di magica suggestione.
Ritratto di Elba, 1935
olio su compensato, 40x41
Firma in basso a destra
Collezione privata, Gualtieri (RE)
Ritratto di Elba Questo quadro del 1935, è l'unico ritratto rimasto di questi anni.
Elba è una bambina di poco più di due anni che la leggenda vuole che sia morta cadendo in un paiolo di acqua calda.
Si tratta in realtà di Alda Bianchi, figlia di Idonio (mezzadro) e di Nella Cavazzoni (casalinga) che abitavano nella Palazzina, all'interno del cortile della villa Malaspina nella quale aveva lo studio Mazzacurati.
Il volto pallido e smunto della piccola, con i grandi occhi spalancati e il caschetto francescano dei capelli, ha una straordinaria intensità. Lo sfondo è quello di un borgo campagnolo con una serie di caseggiati rustici, un fienile e un uomo curvo al lavoro con una carriola. Sul lato destro del dipinto l'atmosfera più cupa sembra presagire un temporale e si vede una figura femminile che rientra, percorrendo un viale (che alcuni affermano fosse quello del cimitero di Gualtieri) verso una torre, forse quella d'ingresso al paese.
E' molto evidente nel quadro il contrasto tra la bidimensionalità, e quindi forma piatta, di Elba e dei fiori in primo piano e le prospettive dei paesaggi dello sfondo che accentuano il carattere di profondità.
Autoritratto di profilo , 1942
olio su faesite, 30x20
Firma in basso a destra
Collezione privata, Campegine (RE)
Autoritratto di profilo E' questo uno dei pochi autoritratti di profilo. In esso colpisce l'occhio intenso che guarda solo marginalmente verso lo spettatore acquistando così una particolare intensità inquietante. Il pennello evidenzia le rughe profonde della fronte, il grande orecchio, il naso aquilino, la barba incolta e nel collo peloso il gozzo evidente.
Lo sfondo è bidimensionale e costituito da una carta da parato (ricorrente in altri dipinti) con un motivo geometrico di ovuli e tondi rossi su blu, con colori molto forti.
La pennellata è sciolta e corsiva e sovrappone densi strati di colore mentre ampi tocchi di bianco illuminano il collo e la camicia a quadri dell'artista
Aquila con volpe, 1944
olio su faesite, 125x110
Firma in basso a destra
Collezione privata, Brescia
Aquila con volpe Nel quadro, considerato uno dei suoi capolavori, una grande aquila piomba ad ali spiegate su una volpe e ne arpiona il corpo con gli artigli aguzzi.
La volpe si contorce in un estremo tentativo di difesa e spalanca le fauci in un grido.
Lo sguardo del volatile che, che occupa il centro della tavola, appare assolutamente imperturbabile di fronte al dolore della sua preda. Ligabue ama rappresentare le ineluttabili(contro le quali non si può lottare) leggi della natura per le quali anche un feroce predatore come la volpe può divenire a sua volta preda.
Dietro le ali dell'aquila, realizzate con minuzia certosina, si apre un'ampia pianura con un villaggio sullo sfondo.
Il cielo azzurro è acceso dall'arancio del sole al tramonto.
Aratura, 1948
olio su tela, 29x35
Firma in basso a destra
Collezione privata, Guastalla (RE)
Aratura Il tema dell'aratura è sin dagli esordi uno dei più cari a Ligabue, che amava trarre i suoi soggetti dalla realtà campestre che lo circondava. Durante il suo terzo periodo l'artista lo riprenderà frequentemente, spinto dalle richieste di una committenza spesso di origine contadina.
L'opera, dipinta a pennellate veloci e sommarie,mostra una notevole padronanza anatomica e prospettica del bue e della mucca che, in primo piano, avanzano con l'aratro.
La figura del contadino è invece poco definita e realizzata con pochi tratti di colore ed evidenzia lo scarso interesse dell'artista nei confronti del mondo degli uomini.
Cavalli con temporale, 1950
olio su faesite, 38x46
Firma in basso a destra
Collezione privata, Cicognara (MN)
Cavalli con temporale Il motivo dei cavalli imbizzarriti durante il temporale ritorna frequente nella produzione matura dell'artista in relazione all'aratura dei campi, al viaggio in diligenza o come in questo caso alla passeggiata elegante con il carretto.
In tutte queste opere l'inatteso temporale è un pretesto che Ligabue utilizza per evidenziare sentimenti, come la paura (nell'uomo che faticosamente tiene le briglie dei cavalli e nelle due donne dai capelli sconvolti con le mani tese in avanti) e la furia (nello slancio impetuoso dei due cavalli.
Di notevole raffinatezza e varietà è la gamma di tonalità azzurro-verdastre utilizzate per uniformare il paesaggio, le case e il cielo sullo sfondo.
Vedova nera, 1951
olio su faesite, 102x134
Firma e data in basso e destra
Collezione privata, Parma
Vedova nera Nel quadro una scimmia è sorpresa da un leopardo che mentre sta per afferrarla mortalmente viene punto da una vedova nera caduta su di lui.
Il felino ruggente è raffigurato con le zampe anteriori alzate pronte ad uccidere e la bocca spalancata.
Lo straordinario paesaggio intorno comprende una luna che si specchia nello stagno, la presenza di ossa e scheletri, insetti e larve
Ritratto di Fanny Kessler, 1955
olio su faesite, 90x80
Firma in basso a destra
Collezione privata, Reggio Emilia
Ritratto di Fanny Kessler Fanny Kessler era la madre di Bruno, meccanico e motociclista, concessionario della Guzzi per Reggio Emilia, amico di Ligabue e acquirente dei suoi quadri.
Il volto della donna svizzero-tedesca, con profonde rughe, gli occhi e i capelli d'argento è pervaso da una luce chiara e serena. Sul vestito d'altri tempi, ornato di merletto, risalta una croce che evidenzia la fede della donna.
Nel paesaggio fiorito dello sfondo è disegnato un insetto scuro che sembra quasi evocare il volgere al termine della vita della donna.
Leopardo, 1955
olio su faesite, 55x54
Firma in basso a destra e sul retro
Collezione privata, Milano
Leopardo Il leopardo è un soggetto più volte rappresentato da Ligabue in ambientazioni e atteggiamenti diversi.
In questo quadro il felino avanza in un insolito scenario notturno appena illuminato da un raggio di luce proveniente da sinistra, che ne colpisce le zampe, il petto e il muso.
Anche la foglia di palma sullo sfondo è colpita dalla stessa luce che la rende gialla nella parte più illuminata.
Evidenti nel dipinto la pelliccia del leopardo minuziosamente rappresentata, gli artigli ben in vista e i canini aguzzi.
Vedova nera, 1955
olio su faesite, 175x130
Firma in basso a destra
Collezione privata, Brescia
Vedova nera In un macabro scenario notturno un leopardo è assalito da una vedova nera di enormi dimensioni.
L'insetto avvinghia saldamente il felino che allunga il corpo e spalanca le fauci in un ruggito di dolore.
In basso a destra un teschio umano, coperto da uno scorpine e quattro api, indica la pericolosità del luogo.
Sullo sfondo tra i campi si allontana in fuga un branco di antilopi, prede scampate all'assalto del leopardo divenuto a sua volta preda. Un pipistrello in volo rende ancora più lugubre la scena.
Semina con cavalli, 1956
olio su faesite, 50x70
Firma in basso a destra
Collezione Vincenzo Negri, Gualtieri
Semina con cavalli In questo quadro viene ripreso un soggetto frequentemente trattato da Ligabue nei primi anni della sua attività.
Il pittore dimostra una notevole padronanza del disegno anatomico nella meticolosa descrizione dei due cavalli sottosforzo e del cane che li precede.
Particolarmente ricca è la tavolozza dei colori capace di descrivere con infinite sfumature il mondo degli animali.
Sullo sfondo, al di là di una distesa di campi, si apre la dimensione del ricordo: un villaggio svizzero, memoria della famiglia perduta. In lontananza appaiono le sagome dei cipressi e le cime innevate delle montagne.
Autoritratto con cane, 1957
olio su faesite, 168x130
Firma in basso al centro
Collezione privata, Brescia
Autoritratto con cane L'opera raffigura l'artista, a figura intera, vestito con un largo giaccone sgualcito e al collo una sciarpa rossa, indossa ampi pantaloni rimboccati dentro alti stivali. Gli occhi sono fissi e interroganti sotto la fronte aggrondata.
Ha un'aria compiaciuta ed avanza orgogliosamente con un bracco accanto a se.
A sinistra è rappresentato un villaggio arroccato sulla collina dalla quale scende impetuosamente una diligenza.
Sulla destra si nota, invece, una placida fattoria con le anatre nello stagno e le galline che razzolano nell'aia.
Dietro l'artista si distende un tappeto di fiori minuziosamente descritto.