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Caterina, aquerello, 50x70, 1999

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Edward Hopper

Nyack 1900 - New York 1967

Testo di Chiara Segalini

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Autoritratto,1925-1930 SELF-PORTRAIT (AUTORITRATTO) 1925-1930 Olio su tela, cm 64,1 x 52,4 New York, Whitney Museum of American Art, Josephine N. Hopper Bequest 70.1165 In questo dipinto Hopper appare un uomo già maturo ma ancora nel pieno del vigore fisico. Edward è ritratto mentre indugia nell’ingresso del suo studio, sito al numero tre di Washington Square. Con il cappello il pittore nasconde la calvizie, con la resa dei bei lineamenti e dello sguardo intenso rivela la sua vanità. Se si confronta il dipinto con l’autoritratto del 1903-1906, si nota un cambiamento nello stile dell’artista. Il fondo scuro lascia spazio al muro bianco; gli accordi cromatici sono sapientemente dosati, ma il tipo di pennellata non è poi così diversa. Hopper si è completamente svincolato dalla ritrattistica seicentesca; capisce che la figura può emergere con la stessa intensità anche su un fondo chiaro. Brian O’Doherty ha lasciato un bel ritratto scritto dell’artista: “Fisicamente Hopper sembra fatto per il mito,… ha una testa magnifica, ampiamente e superbamente calva, quasi geologicamente sopravvissuta. Ha occhi azzurri fermi e profondi, che ti fissano volentieri, salvo poi scivolare via quando hanno raccolto le informazioni necessarie. La bocca è vasta e generosa, unita a un naso tondo da due pieghe profonde e mobili; le due guance quadrate si chiudono su un mento quadrato e ben definito”.