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Caterina, aquerello, 50x70, 1999

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Edward Hopper

Nyack 1900 - New York 1967

Testo di Chiara Segalini

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Nato a Nyack, da una colta famiglia borghese americana, Hopper entra nel 1900 alla New York School of Art. Gli incontri fondamentali per la sua formazione e crescita sono quelli con i tre insegnanti della scuola: William Merrit Chase, che lo avrebbe incitato a studiare e a copiare ciò che osservava nei musei; Kenneth H. Miller, che lo avrebbe educato al gusto per una pittura pulita e nitida, organizzata con una ordinata composizione spaziale; Robert Henri, che avrebbe contribuito a liberare l’arte di quel periodo dal peso delle norme accademiche, offrendo così un attivo esempio al giovane Hopper. Dopo il conseguimento del diploma, Hopper ottine il suo primo impiego come illustratore pubblicitario per la C. Phillips & Company. Alice, 1915Nel 1906 si reca per la prima volta in Europa, visitando Parigi, dove sperimenterà un linguaggio formale vicino a quello degli impressionisti, e proseguendo poi, nel 1907, per Londra, Berlino e Bruxelles. Lo stile personale ed inconfondibile, formato da precise scelte espressive, emerge e si forma nel 1909, quando decide di tornare a Parigi per sei mesi, dipingendo a Saint-Gemain e a Fontainebleau. La sua pittura predilige un particolare e ricercato gioco di luci e ombre, la descrizione di interni, imparata da Degas e perfezionata durante il suo terzo e ultimo viaggio all’estero, a Parigi e in Spagna, nel 1910 e il tema centrale della solitudine. Tornato stabilmente negli Stati Uniti, che non lascerà più, Hopper abbandona le nostalgie europee che lo avevano influenzato sino a quel momento, ed inizia ad elaborare soggetti legati alla vita quotidana americana, modellando il suo stile alla vita di tutti i giorni. Tra i soggetti cui si dedica vi sono soprattutto la rappresentazione di immagini urbane di New York e delle scogliere e spiagge del vicino New England. Nel 1918 è uno dei primi membri del Whitney Studio Club, il più vitale centro per gli artisti indipendenti dell'epoca. Tra il 1915 ed il 1923 abbandona temporaneamente la pittura, dedicandosi a nuove forme espressive come l’incisione, eseguendo puntesecche e acqueforti, grazie alle quali otterrà numerosi premi e riconoscimenti, anche dalla prestigiosa National Academy. Il successo ottenuto con una mostra di acquerelli (1923) e con un’altra di quadri (1924) contribuiscono a fare di Hopper il caposcuola dei realisti che dipingevano la “scena americana”. La sua evocativa vocazione artistica si rivolge sempre più verso un forte realismo, che risulta la sintesi della visione figurativa combinata con il sentimento struggente e poetico che Hopper percepisce nei suoi soggetti.

Predilige immagini urbane o rurali, immerse in un silenzio, in uno spazio reale ma che allo stesso tempo sembra metafisico, che comunica allo spettatore un forte senso di estraniamento del soggetto e dell'ambiente in cui è immerso, ottenuto grazie alla sapiente composizione geometrizzante della tela, al sofisticato gioco di luci, fredde, taglienti e volutamente "artificiali", e all’estrema sintesi di dettagli. La scena è quasi sempre deserta; nei suoi quadri raramente vi è più di una figura umana, e quando ve ne è più di una quello che emerge è l'estraneità dei soggetti e l'incomunicabilità che ne risulta, accentuando la solitudine. Nel 1937 Hopper acquistò una casa a Truro (Massachusetts), nella penisola di Cape Cod, dove da allora iniziò a passare regolarmente i mesi estivi. Il paesaggio di Cape Cod, con le sue dune, case e fari, si ritrova in molti suoi dipinti, come "The House on The Hill", "Cape Cod Evening" o "Cape Cod Morning". Nel 1933 il Museum of Modern Art di New York gli dedica la prima retrospettiva, e il Whitney Museum la seconda, nel 1950. Hopper scompare il 15 maggio 1967 nel suo studio newyorchese. Il grande nudo, 1917