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Lussuria:
I vizi capitali 210 cm per 150 cm |
La pittura è fatta di misura, equilibrio e
purezza anche quando raffigura il vizio della Lussuria. L’insieme si ordina
come un insieme scolpito in scorci audaci di corpi intrecciati in un sensuale groviglio di gambe.
L’espressione della donna ritratta è perduta,tipica di chi si è perduto nella
lussuria. Il serpente si annida avido
fra le gambe delle donne di modo che l’atto sessuale,di per sé sacro, venga
così inserito nel contesto del male a causa dell’abuso di chi segue
"come bestie l’appetito". |
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Invidia: I
vizi capitali 210 cm per 150 cm |
Nel dipinto il moto d’invidia cresce e si manifesta se la
ragione non lo disciplina e domina come accade alla donna sulla sinistra,nella
quale si inasprisce la pena lancinante che irrigidisce i lineamenti del viso
.Nel dipinto l’invidiosa si
intristisce e incattivisce lo sguardo, si illividisce il corpo di luttuosa
magrezza e tenta di nascondere l’Invidia con un velo nero. Vorrebbe anche
oscurare l’altra donna, quella a destra, serena e consapevole della propria
bellezza, immersa in una luce chiara e distesa su un candido drappo. Nero e
bianco. Il tema opponele due donne in modo immediato. |
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Accidia: I vizi capitali 210 cm per 150 cm |
In primo piano ci sono due donne. L’una, seduta e di schiena,
potrebbe ricordare la splendida Bagneuse di Ingres se non fosse così
incurvata e con il capo reclinato, quasi costretto a rivolgersi in basso
dalla pesante capiglitura ricadente sul petto in due folte e scure ciocche La
donna distesa è tanto ugualmente infiacchita dalla pigrizia che potrebbe
essere la stessa persona raffigurata in un’altra posa. Lo splendore del suo
corpo, la bellezza del suo viso, la morbida lucentezza dei suoi lunghi e
folti capelli, la rendono ancora più colpevole. È timorosa e rinunciataria.
Non crede a nulla, non desidera nulla, non vuole fare nulla, né il bene e
nemmeno il male, così macchiandosi del Male peggiore, quello della nostra
società incolore, insapore, indifferente. Nella sua bellezza pittorica, il
quadro riesce a dare il senso di una desolazione in cui tutto è immobile e nulla
appare desiderabile o degno di interesse. |
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Superbia: I vizi capitali 210 cm per 150 cm |
Il dipinto è realizzato con colori freddi per
la fredda Superbia, così interessata solo a se stessa da credersi superiore
fino al disprezzo degli altri ridotti a manichini ai suoi piedi. Il volto
della superbia è sprezzante ed insolente con occhi di ghiaccio. Tutto intorno
diviene un deserto di solitudine .La casa con piccole e poche finestre è
torre e fortezza con feritoie, dove rinchiudersi e separarsi dagli altri .La
stessa Superbia appare triste, incapace di uscire dal proprio "Io"
e di andare verso l’altro, incapace di
umiltà ed incapace della
cordialità, che è rapporto con gli altri uomini a cuore aperto,uomini
schiacciati e disumanizzati nel dipinto. |
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Avarizia: I vizi capitali 210 cm per 150 cm |
Una luce fredda e bianca illumina dal basso
il dipinto e l’Avarizia, stringe al petto il sacco del suo tesoro facendosene
cuscino. Braccia e volto sono contratti in uno sforzo continuo e terribile di
possedere. In precario equilibrio siede su un sacco ancor più grande, quasi
stringendolo fra le gambe, non accorgendosi di schiacciare con esso un
cadavere senza volto, rappresentante la miseria altrui. La donna stringe il
suo tesoro, ansiosa di non perderlo e di accrescerlo; allo stesso modo
l’ombra avvinghia il suo corpo e ne
scarnifica i profili. Lo sguardo reclinato non può vedere,dato che è accecato
dall’ avarizia che ne allontana ogni splendore di verità. Il volto è
impassibile. Il corpo è esageratamente
magro; le gambe lunghe sono nervose
come il piede, solo in punta appoggiato al terreno .Nei due grandi sacchi vi
è un riferimento ai macigni che -
nell’Inferno - gli avari spingono con il petto. |
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Ira: I vizi capitali 210 cm per 150 cm |
Nel dipinto l’ira è rappresentata
dalla donna furente, che cala rapace con
volto furioso su quello che altro non è se non un manichino,incolpevole e
passivo .Qui l’autore vuole rappresentare la futilità dell’ira che spesso non
causata ,finisce per abbattersi spesso contro gli innocenti con un’ottusità
ed una cecità enfatizzati dal dipinto che presenta delle tinte livide dei
personaggi a contrasto con il buio dello sfondo,rappresentante la mente
accecata dall’ira. |
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Gola: I vizi capitali 210 cm per 150 cm |
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La Gola ormai sazia vive come sospesa
nell’aria azzurra, ebbra di cibo e di vino. Il cibo è rappresentato dalla
pentola vuota nella quale affonda avida la mano, il vino dal lungo tralcio della
vite sul quale il pittore ha voluto adagiare la donna. Il volto è inebetito,
cieco e sordo ad ogni persona e cosa circostante, solo preoccupato della sua
perenne voglia di cibo. Sul volto dell’altra donna appare l’ansia di mangiare .Modernissima è la
rappresentazione allegorica della Gola che nelle due donne raffigura non solo
il peccato di gola, ma anche una delle sue possibili cause psicologiche, così
conflittuali e contraddittorie nel rapporto con il cibo e con il proprio
corpo da alternare talvolta la bulimia all’eccesso opposto dell’anoressia. |
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La crocefissione: |
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Il
corpo di Gesù è rappresentato quasi orizzontalmente, come appena disteso sulla
croce. I soldati non l’hanno ancora crocifisso con i chiodi e nemmeno legato
,la gamba destra è più fortemente piegata, la croce non ancora innalzata in
tutta la prospettiva del quadro, in tutta la sua umanissima drammaticità. Gli
occhi di Gesù nel dipinto, sono chiusi nel buio della morte. Qui Cristo è l’umanità stessa sofferente, è
l’uomo inchiodato e legato alla croce delle ingiustizie e della povertà
estrema, è l’uomo solo senza nemmeno la pietà di una madre, di un fratello,
di una "pia donna". Sembra un Cristo cui è negata la
Risurrezione,in cui mancano tutti gli elementi tipici della crocefissione
tipica nell’immaginario collettivo. |