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Caterina, aquerello, 50x70, 1999

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Umberto Boccioni

Reggio Calabria 1882 - Verona 1916

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La città che sale (1910) Si coglie la visione di palazzi in costruzione in una periferia urbana, mentre compaiono ciminiere e impalcature solo nella parte superiore. Gran parte dello spazio è invece occupato da uomini e da cavalli, fusi esasperatamente insieme in uno sforzo dinamico. In tal modo Boccioni mette in risalto alcuni tra gli elementi più tipici del futurismo, quali l'esaltazione del lavoro dell'uomo e l'importanza della città moderna plasmata sulle esigenze del nuovo concetto di uomo del futuro. olio su tela 200x290,5 New York, Museum of Modern Art La città che sale, 1910
Rissa in Galleria (1917) Il dipinto, appartenente ad una prima fase artistica di Boccioni, mostra già la tensione tipica dei dipinti futuristi sebbene conservi ancora retaggi naturalisti, soprattutto nella delineazione delle figure che risultano ben delineate e riconoscibili. Tuttavia, esse sono disposte in modo tale da conferire dinamicità alla tela. Olio su tela, 76x64 Milano, Pinacoteca di Brera Rissa in galleria, 1910
Stati d'animo: Gli addii (I versione) (1911) Lo spazio è composto in vorticosi movimenti, le forme sono viste simultaneamente da numerose posizioni, figure e ambiente sono fusi in un unico ritmo dinamico. La composizione assume un moto vorticoso. Il treno, le fabbriche e le città in costruzione ci sono spesso nei dipinti futuristi, come simboli del progresso. Olio su tela, 70x95 Civico Museo d'Arte Contemporanea Milano Stati d'animo: Gli addii, 1911
Stati d'animo: Quelli che vanno (1911) Le forme appaiono solide e scomposte in frammenti. La tecnica tradisce l'influenza del cubismo di Picasso e Braque, che Boccioni ha modo di conoscere a Parigi. Le pennellate libere e sciolte della prima versione sono rimpiazzate da pennellate a tratti più piccoli e controllati. La loro funzione è quella di creare effetti di chiaro-scuro e rotondità, in modo da evocare il senso del volume. Olio su tela, 71x96 Civico Museo d'Arte Contemporanea Milano Stati d'animo: Quelli che vanno, 1911
Stati d'animo: Quelli che restano (1911) In questo quadro si possono osservare tre dei più importanti criteri del futurismo. Il criterio della simultaneità della visione, secondo cui gli aspetti della realtà non sono più inquadrabili in una prospettiva unica. Quello della sintesi tra visione ottica e visione mentale e quella della estrema sovrapposizione tra gli oggetti e le loro forme. Olio su tela, 71x96 Civico Museo d'Arte Contemporanea Milano Stati d'animo: Quelli che restano, 1911
Forme uniche della continuità nello spazio (1913) Se si osserva lateralmente la scultura, si può riconoscere facilmente una figura umana in cammino priva però di alcune parti e, per così dire, del suo "involucro" esterno. La figura appare così per un verso come uno "scorticato" anatomico, per un altro come una "macchina", come un ingranaggio in movimento.L’opera inoltre si sviluppa mediante l’alternarsi di cavità, rilievi, piani e vuoti che generano un frammentato e discontinuo chiaroscuro fatto di frequenti e repentini passaggi dalla luce all'ombra. Se vista lateralmente, la statua dà l’impressione di un movimento avanzante che si proietta energicamente in avanti. Bronzo, 126,4x89x40,6 Civico Museo d'Arte Contemporanea Milano Stati d'animo: Quelli che restano, 1911